Andrea Segrè: cucinare cultura

di Francesca Miccoli, foto Massimo Paolone
Il presidente ‘anti-spreco’ Alla Guida Di Casa Artusi
È conosciuto come il paladino della lotta allo spreco alimentare. Una battaglia che conduce quotidianamente: in prima persona, esempio di coerenza tra valori professati e azione, e altresì nei prestigiosi incarichi in ambito accademico e istituzionale.

Triestino, classe 1961, dallo scorso ottobre Andrea Segrè è il presidente di Casa Artusi, la fondazione dedicata al padre della Cucina italiana moderna.

Agroeconomista e docente ordinario all’Università di Bologna, ha consacrato oltrevent’anni di vita alla sensibilizzazione sulla sostenibilità alimentare, trasformando un tema etico in una priorità politica ed economica. A lui si deve l’ideazione di strumenti concreti per combattere lo spreco in ogni fase della filiera. Dal Last Minute Market, per recuperare le eccedenze invendute ma ancora buone a fini caritativi, alla Campagna Spreco Zero, volta alla promozione di buone pratiche quotidiane, dall’Osservatorio Waste Watcher International, che monitora i dati sullo spreco domestico in Italia e nel mondo, alla Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, fino allo Sprecometro, app dal nome evocativo.

“Sono arrivato a Casa Artusi dopo lunghi anni di riflessione e studio sul valore culturale, sociale ed economico del cibo,” racconta Andrea Segrè. “Un percorso che mi ha portato anche a ricevere il Premio Pellegrino Artusi nel 2012 e poi a essere parte del Comitato scientifico fino alla nomina a Presidente. Come agroeconomista e fondatore della Campagna Spreco Zero ho sempre lavorato sul rapporto tra produzione, consumo e responsabilità. E Casa Artusi rappresenta il luogo in cui queste dimensioni si incontrano: qui la cucina non è solo gastronomia, ma cultura civile. Assumere la presidenza significa mettere a sistema ricerca, educazione alimentare, sostenibilità e identità territoriale nel solco del pensiero artusiano.”

Tre le direttrici del mandato del nuovo Consiglio di Gestione. “Valorizzare il riconoscimento Unesco della cucina italiana, rafforzare la dimensione internazionale con l’Osservatorio sulla cucina e il buongusto italiano, e integrare sempre di più cultura gastronomica e sostenibilità. Casa Artusi deve essere un laboratorio vivo, capace di connettere tradizione e innovazione, ricerca scientifica e pratica quotidiana, territorio e mondo.”

L’ingresso della cucina italiana nella ristretta élite del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco è il coronamento di un iter iniziato nel 2020 con il contributo determinante della stessa Fondazione. Un successo che porta il sigillo di Pellegrino Artusi e della sua cucina. “Non si tratta di un premio a un singolo piatto, ma alla pratica del cucinare insieme. Artusi è stato il primo a dare voce alla cucina domestica italiana, trasformando una pluralità di esperienze locali in un linguaggio comune. La sua opera è un esempio straordinario di inclusione, di dialogo tra territori, di cultura condivisa. Senza la sua visione moderna e unitaria della cucina italiana, difficilmente avremmo potuto raccontarla al mondo come patrimonio immateriale.”

Nelle parole del neo-presidente emerge con pacata determinazione la passione nata dallo studio, ma anche dall’esperienza personale. “Il cibo è economia, ambiente, cultura, memoria, socialità,” spiega Segrè, che si definisce una ‘buona forchetta’, ovviamente nel senso ‘artusiano’ del termine. “Amo la cucina semplice, di stagione, fatta con ingredienti di qualità. Tra i miei piatti preferiti metto certamente quelli della tradizione domestica – una buona pasta fatta in casa, un piatto di legumi – perché raccontano meglio di qualsiasi discorso il valore profondo della cucina italiana.” Magari da vivere allo stesso tavolo di parenti e amici, come usa nella solare Romagna.

“La convivialità è il cuore del riconoscimento Unesco. Cucinare e mangiare insieme significa costruire relazioni, comunità, coesione sociale. In un’epoca di individualismo e consumo rapido, la tavola condivisa diventa uno spazio di dialogo e inclusione. È una dimensione culturale che va difesa e praticata ogni giorno.” 

Casa Artusi è anche uno straordinario motore di sviluppo turistico e promozione del territorio. “È un hub culturale che unisce formazione, eventi, ricerca e turismo gastronomico. Attira visitatori da tutta Italia e dall’estero, contribuendo alla destagionalizzazione e qualificazione dell’offerta turistica. Ma soprattutto promuove un turismo consapevole, legato alla qualità, ai prodotti locali, alla narrazione culturale del territorio. Forlimpopoli diventa così non solo luogo di memoria, ma laboratorio contemporaneo della cucina italiana”.

Il prossimo anno, la Fondazione presieduta da Segrè taglierà il bel traguardo dei 30 anni di vita: tempo di consuntivi e, soprattutto, la possibilità di schiudere orizzonti inesplorati. “Sarà un’occasione per riflettere su quanto Casa Artusi abbia contribuito alla diffusione della cultura gastronomica italiana e per rilanciare nuove sfide. Stiamo lavorando a un programma che metta insieme ricerca, divulgazione, coinvolgimento delle comunità locali e apertura internazionale. Sarà un momento non celebrativo, ma progettuale.”

Per il presidente Andrea Segrè l’ulteriore opportunità di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della sostenibilità. “C’è ancora molta strada da fare, soprattutto nello spreco domestico, che non è solo un problema economico, ma culturale. E qui Artusi è sorprendentemente attuale: la sua cucina valorizza avanzi, stagionalità, sobrietà. Dobbiamo ripartire dall’educazione, dalle scuole, dalle famiglie, dalla consapevolezza che il cibo è risorsa preziosa. La sostenibilità non è una moda, è una responsabilità quotidiana.”

A essere modaiola è forse la cucina stellata, che tuttavia Segrè non demonizza e non reputa incompatibile con la cucina domestica. “La cucina stellata può essere laboratorio di innovazione e ricerca, ma la cucina domestica resta il fondamento culturale del nostro patrimonio. Artusi ci insegna che la creatività nasce dalla semplicità e dalla qualità della materia prima. L’importante è non perdere il legame con il territorio e con la genuinità degli ingredienti.”

Andrea Segrè: cucinare cultura
In apertura, Andrea Segrè, agroeconomista e presidente di Casa Artusi. In alto, gli spazi recentemente rinnovati del Ristorante Casa Artusi a Forlimpopoli. A lato, un piatto di cappelletti secondo la ricetta di Artusi.
Andrea Segrè: cucinare cultura
Andrea Segrè: cucinare cultura
Andrea Segrè: cucinare cultura
Pubblicato su Forlì IN Magazine 01/26, chiuso per la stampa il 24/03/2026

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