Con una certa fierezza Luciana Notturni dice di essere una ravennate doc, nata a Ravenna e di aver frequentato a Ravenna l’Istituto Statale d’Arte per il Mosaico, una scuola professionale dove si facevano molte ore di laboratorio.
I suoi insegnanti sono stati Ines Morigi Berti, Sergio Cicognani, Antonio Rocchi. I più attenti e severi nella formazione dei giovani mosaicisti. Ma c’era anche il celebre pittore Francesco Verlicchi per disegno dal vero e l’ingegnere Fiorentini per disegno geometrico e architettura. Subito dopo ha iniziato un’attività che sembrava assecondare le sue aspirazioni con un minimo di guadagno e con tante soddisfazioni nel creare qualcosa.
Attenendosi alla metodologia appresa della lavorazione su calce, eseguiva copie e riproduzioni di mosaici antichi. Come le celebri colombe abbeveranti e le stelle di Galla Placidia. Pensava di diventare un’artista ma nella realtà produceva mosaici per le tombe, per clienti che volevano fare piccoli regali, per amici e conoscenti.
Siccome in quel periodo il mosaico non offriva grandi opportunità di lavoro, alla fine degli anni Settanta, è fra i fondatori di un’associazione culturale composta da un gruppo di amici e compagni di scuola che oggi sono considerati mosaicisti ‘storici’. Tra questi Paolo Racagni, Marco De Luca, Marcello Landi, Giuliano Babini, Verdiano Marzi. Iniziando un proficuo rapporto con designer di livello internazionale, per sviluppare le potenzialità di questa forma d’arte.
“È stata un’esperienza che ci ha consentito di crescere. I designer accettarono con entusiasmo la proposta di collaborare perché interessati a scoprire lavorazioni antiche. Non solo mosaico, ma anche la ceramica e il tessile, affascinati dalla possibilità di applicarle al nuovo.
A differenza degli artisti che mandavano un progetto pittorico già ben definito, i designer, tra cui Alessandro Mendini, Alessandro Guerriero, Cinzia Ruggeri, lo Studio Alchimia di Milano, mandavano un’idea che si doveva interpretare/realizzare in mosaico. Con uno scambio continuo di opinioni e di soluzioni. La camera degli sposi, realizzata a mosaico, Alchimia la espose alla Triennale di Milano negli anni 1982/1983.
Si lavorava per fare marketing, gratuitamente, per far conoscere quest’arte dimenticata e sperimentare nuove forme di intervento del mosaico. I mosaicisti producevano due copie dello stesso soggetto, una per il committente mentre l’altra veniva trattenuta e ora si trovano in gran parte al MAR.”
Un’altra esperienza molto significativa è stata la realizzazione, insieme a Daniele Strada, di un mosaico su progetto di Michelangelo Antonioni. Per iniziativa di Cristina Mazzavillani e del maestro Riccardo Muti, in occasione di un Ravenna Festival. Ora esposto al MAR come altri mosaici prodotti su cartoni pittorici di artisti famosi. Anche con Balthus si riuscì a realizzare, grazie a Marcello Landi e con il concorso di tanti mosaicisti dell’associazione, un mosaico su un suo progetto.
Per Luciana Notturni, il mosaicista è “un artigiano che crea qualcosa da un’idea di un altro, principalmente un artista. Il cosiddetto ‘cartone’ è l’idea, il mosaico è l’opera.” Se il mosaico antico era un modo per visualizzare storie riguardanti la religione e la politica, il mosaico contemporaneo è prevalentemente destinato a decorare abitazioni o spazi pubblici, sia con pannelli parietali sia con pavimentazioni dove si usano spesso prodotti industriali nati con la produzione della ceramica.
Curiosa della tecnica del mosaico filato, prodotto quasi esclusivamente a Roma e nella Città del Vaticano, è riuscita a essere ammessa a un corso di apprendimento e quindi al ritorno si è divertita a fondere e filare ma non a produrre più di tanto, perché le sue mani sono abituate al mosaico tradizionale.
Il mosaico è un linguaggio aperto e si possono usare i materiali più vari e apparentemente inidonei: le puntine da disegno, gli aghi di pino, i gusci d’uovo e con questi materiali creare qualcosa di nuovo, di provocatorio, di rottura con il passato. Però ritiene che sia importantissimo studiare e padroneggiare la tecnica tradizionale anche se poi la si modifica.
È contenta che al Mar sia stato allestito il museo del mosaico moderno raccogliendo e sistemando sia i mosaici storici che quelli moderni. Nella sua quotidianità ama particolarmente creare mosaici che hanno come soggetto i fiori, a partire dai gigli bizantini di San Vitale fedelmente riprodotti, per poi passare alle viole, agli anemoni, ai papaveri fino alla rosa realizzata nelle varie tonalità cromatiche.
Tanti suoi fiori figurano nelle targhe di Linea Rosa appese accanto alle porte delle case. Nei suoi lavori moderni la materia si fa luce e colore, unendo rigore artigianale e libertà creativa con un esito di intensa poesia visiva. Ha realizzato mostre in Italia e all’estero, organizza corsi privati di mosaico e continua a produrre per clienti italiani e stranieri. Anche alle Hawaii ci sono suoi mosaici. Ha scritto un libro in inglese sulla tecnica del mosaico, The Modern Mosaic, che ha riscosso e riscuote tutt’ora grande successo, specie negli Stati Uniti e in Australia.

















