È la nuova sezione ‘Grandi Donatori’ del Museo San Domenico che da novembre arricchisce le sale al piano terra del museo. In un’ala fino ad ora inutilizzata, insieme al riallestimento della ‘Collezione Verzocchi’, quest’ultima in una collocazione temporanea, in attesa di essere trasferita al palazzo Albertini.
Ben 194 opere esposte, tra dipinti, sculture e ritratti, per un progetto che accompagnerà il percorso di candidatura di Forlì a Capitale Italiana della Cultura 2028. E che permetterà al Museo San Domenico di essere vivo e animato anche nei momenti di pausa tra le Grandi Mostre della Fondazione. La serata inaugurale, che si è svolta lo scorso novembre, si è aperta nella chiesa di San Giacomo con un’edizione speciale della rassegna ‘Un’opera al mese’, dedicata a Lux (1920), potente bassorilievo di Adolfo Wildt, presentato dal conservatore della GAM di Milano Omar Cucciniello.
Poi, il pubblico si è spostato verso i chiostri del Museo San Domenico. Sulle pareti è andata in scena una videoproiezione in loop (curata da Menabò, che ha seguito anche tutto il resto della comunicazione d’evento). Dettagli di dipinti, ritratti, sculture, esplosioni di luci e colori che hanno anticipato il percorso espositivo raccontandone il senso profondo. Quello di un patrimonio condiviso, nato dal dialogo tra istituzioni e cittadini.
“Dietro ogni lascito,” ha detto il sindaco Gianluca Zattini, “c’è la scelta di un donatore di privarsi di opere amate e a lungo conservate in famiglia. Per consegnarle alla memoria collettiva, alla fruizione pubblica, alla comunità cittadina. Con il loro gesto, le famiglie dei donatori qui rappresentate hanno contribuito ad arricchire e incrementare in maniera significativa il patrimonio storico-artistico cittadino e le istituzioni museali. Dedicare a loro un nuovo percorso espositivo significa anche omaggiare la loro generosità e il loro senso civico.”
Le 48 opere esposte della sezione ‘Grandi Donatori’ al Museo San Domenico riuniscono alcuni dei nuclei più preziosi giunti ai musei civici grazie a grandi donatori. Raniero Paulucci di Calboli, Arturo e Ada Righini, Giuseppe Pedriali. Lungo le sale, quattro sculture raffigurano proprio i protagonisti di questi lasciti, quasi a fare da ‘guardiani’ del percorso. Dal marchese Paulucci di Calboli provengono le sette sculture di Adolfo Wildt, gruppo che ha contribuito a costruire nel tempo l’identità novecentesca delle raccolte civiche. Tra queste, la drammatica Maschera del dolore (1906-1908), autoritratto psicologico dell’artista, che spicca per la tensione espressiva e la lucida eleganza del marmo.
La donazione Righini porta invece in dote alla città nove opere di Giorgio Morandi. Nature morte e paesaggi di rarefatta quiete, in cui bottiglie, ciotole e case lontane si allineano in un equilibrio di toni smorzati e silenzi sospesi. Il percorso si chiude idealmente con il nucleo Pedriali: ventotto dipinti che spaziano dal Seicento al Novecento.
Accanto alla nuova sezione,torna finalmente visibile al grande pubblico – in forma compatta e scenograficamente rinnovata – la ‘Collezione Verzocchi’. Una delle raccolte più originali dell’arte italiana del Novecento. Il suo ideatore, l’imprenditore Giuseppe Verzocchi, nato in una famiglia di origine forlivese e attivo nel settore dei laterizi refrattari, alla fine degli anni Quaranta decide di trasformare il proprio marchio industriale in un progetto culturale.
Tra il 1949 e il 1950 commissiona a settanta pittori italiani contemporanei un’opera sul tema del lavoro, chiedendo a ciascuno, come unica condizione, di inserire nel dipinto un mattone con le iniziali ‘VD’, sigla della ditta Verzocchi. Nasce così la ‘Galleria Verzocchi – Il lavoro nella pittura contemporanea’. Un corpus di settanta quadri e altrettanti autoritratti. Un vero poema visivo che abbraccia l’intero arco delle attività umane. Dai campi arati alle acciaierie, dagli studi d’artista agli uffici. Fino alle risaie e ai porti dipinti da alcuni dei nomi più importanti del Novecento italiano. Da Giorgio de Chirico a Renato Guttuso, da Fortunato Depero a Massimo Campigli e Carlo Carrà.
Nel corso dei decenni la ‘Collezione Verzocchi’ ha avuto diverse ‘case’. Dalla Pinacoteca civica alla sistemazione più recente a Palazzo Romagnoli, dentro un percorso dedicato all’arte del Novecento a Forlì. Il trasferimento al Museo San Domenico, deciso anche in seguito al riuso di Palazzo Romagnoli come sede della Biblioteca Saffi, è, come si diceva, temporaneo. Per ora, però, l’incontro tra la Quadreria Verzocchi e la nuova sezione dei ‘Grandi Donatori’ crea un dialogo inedito. Da una parte la grande narrazione del lavoro italiano nel secondo dopoguerra. Dall’altra le storie individuali di chi, nel corso del Novecento, ha scelto di donare alla città una parte importante della propria memoria visiva.
Il nuovo allestimento è stato curato dal dirigente del Servizio Cultura e Turismo del Comune di Forlì, Stefano Benetti, e da Lorenza Montanari, funzionaria dell’Unità Musei, con gli allestimenti dell’architetto Alessandro Lucchi e il supporto scientifico dei co-curatori Omar Cucciniello, Conservatore della GAM/Galleria d’Arte Moderna di Milano e Francesco Leone, docente di storia dell’arte presso l’Università ‘G. D’Annunzio’ di Chieti-Pescara.


















