Gli artefici dell’ultima impresa in pista della Team Evan Bros sono stati il turco Can Oncu, l’indonesiano Aldi Mahendra e l’italiano Alberto Surra, subentrato nel finale del mondiale a Mahendra infortunatosi a entrambi i polsi. Poi la meccanica l’affidabile e competitiva Yamaha YZF R9. Così come l’organizzazione la passione, l’entusiasmo e la visione sognatrice di Fabio Evangelista, fondatore e responsabile della squadra.
“Non credo di essere smentito se dico che abbiamo fatto la storia della Supersport,” dice Fabio. “Che possiamo definire la A2 dietro alla Superbike. Ma anche la storia sportiva della nostra città e del nostro territorio. Sono orgoglioso di questi ragazzi, della squadra e della nostra famiglia.”
Dice bene Fabio perché quella del team Evan Bros è a tutti gli effetti una storia di una scuderia piccola. “Sono cinque le persone fisse che sono sempre in officina a sviluppare la moto, che diventano dieci nella settimana di gara”. Ma anche una storia di famiglia, nata nel 1959 dalla piccola bottega di ricambi avviata da papà Umberto, oggi diventata la G.E. ricambi auto moto, sede anche del team, dove i figli Fabio e Paolo cominciano a capire che quella sarà la loro vita.
L’evoluzione parte all’inizio degli anni Novanta, quando si gettano le basi dell’attuale scuderia. “La passione è davvero il collante di tutto questo percorso,” conferma Fabio. “Decisi di lasciare il motocross, nel quale seguivo come meccanico e come manager mio fratello Paolo, e cominciai ad assaporare le piste. Determinante è stata la conoscenza e l’amicizia con Mauro Pellegrini. È la nostra anima tecnica: senza di lui tutto quello che abbiamo fatto e vinto non ci sarebbe stato. Così come fondamentale è l’apporto di Jeremy Togni, il nostro motorista, che abbiamo formato in casa ed è un fulcro portante.”
Al 2013 risale il debutto nelle competizioni, nel CIV Supersport. Il primo pilota a referto è il ravennate Marco Faccani che resta in lizza per il titolo italiano fino all’ultima prova e si consola con la partecipazione come wild card a due round del mondiale Supersport. L’anno dopo arriva un altro ravennate, Federico Caricasulo, “che facciamo gareggiare accollandoci i costi del campionato italiano,” ricorda Fabio.
A fine anno arriva il titolo italiano del CIV Supersport e il quinto posto nel Campionato europeo Stock 600. Caricasulo resta fino al 2016, anno in cui arriva il primo main sponsor, la Bardahl, ma Evan Bros – “un’abbreviazione di ‘Evangelisti Brothers’, ma scritto come l’avevo visto su un cartello in California dove ero andato con amici per vedere alcune gare” – aveva già fatto tutti i collaudi per diventare una forza stabile nel circuito mondiale.
L’ulteriore salto di qualità arriva con il passaggio da Honda a Yamaha, con il supporto in particolare di Yamaha Svizzera: è il 2018. L’anno dopo arriva il primo titolo mondiale, firmato dallo svizzero Krummenacher che precede il compagno di squadra Caricasulo, tornato a casa. E nel 2020 arriva la doppietta iridata: titolo team e titolo piloti con Andrea Locatelli. Poi arrivano gli anni dei piloti stranieri, “e nel nostro paddock e nel nostro reparto corse abbiamo cominciato a parlare l’inglese.”
Ora la sfida ulteriore è iniziare a parlare cinese, perché il 2026 oltre a segnare il nuovo ritorno di Caricasulo nel team è anche l’anno dell’avvio della collaborazione con la ZXMoto, dove ZX sta per Zhang Xue, il fondatore della Kove e poi il patron dell’omonima azienda, fondata l’anno scorso, “con l’obiettivo imprenditoriale di vendere tante moto nel mondo,” spiega Evangelista, “ma anche di mettersi alla prova sotto il profilo sportivo.
Ci ha messo a disposizione la 820RR 3 cilindri: è una buona moto, che riteniamo abbia una buona base di partenza. Ha bisogno di essere sviluppata per essere competitiva in questa categoria: è il compito che ci ha affidato. Con lui abbiamo sottoscritto un accordo triennale che ci permette di programmare bene i prossimi mondiali e di guardare con serenità al futuro.”
Che potrebbe preludere a uno sbarco in Superbike. “Il sogno c’è e dopo la vittoria del 2020 la stessa Dorna, promoter del mondiale, aveva riconosciuto che eravamo pronti per salire a quel livello. Ma per farlo serve un budget molto più alto e un supporto maggiore della casa madre: ci vuole il suo tempo.”



















