Fautore del lavoro di rete, Patrizio Neri ha anticipato le trasformazioni del settore. È uno dei promotori di Jingold SpA, un esempio virtuoso che ha portato alla nascita del primo Club italiano che gestisce varietà brevettate nell’ortofrutta, a partire dal kiwi a polpa gialla. Un progetto nato dalla consapevolezza che le piccole e medie imprese necessitino di coordinamento per competere sui mercati globali. Presidente di Cesena Fiera – ente organizzatore di Macfrut – e vertice di Fruitimprese Emilia-Romagna, Neri, con cinquant’anni di esperienza alle spalle, ricopre un ruolo chiave nel dialogo tra imprese e istituzioni.
D. Partiamo dalle origini. La sua storia comincia quando suo padre avviò l’attività. Come è nata quella passione e come è cambiato il ruolo del produttore da contadino a impresa agricola?
R. “La mia storia nasce dall’attività di nostro padre nel 1961, che ha iniziato commercializzando la frutta dei contadini – all’epoca si chiamavano contadini, oggi parliamo di imprese agricole strutturate. Quella dimensione di un tempo si è evoluta: oggi l’azienda di famiglia è gestita da me e dai miei due fratelli, Mauro e Maurizio. Tra me e Maurizio, il fratello più giovane, vi sono 21 anni di differenza. Il prossimo anno festeggerò cinquant’anni di attività. In questo mezzo secolo ho assistito alla trasformazione del mercato, ma la costante è sempre rimasta la medesima: la passione per la terra, per la qualità del prodotto e per il lavoro agricolo.”
D. Lei è stato uno dei principali promotori di Jingold SpA, che ha dato vita al primo Club italiano che gestisce varietà brevettate. Quale idea vi ha portato a superare i modelli tradizionali? Perché lavorare in rete è essenziale per le piccole e medie imprese italiane?
R. “La particolarità del nostro Paese è la presenza soprattutto di PMI, piccole e medie imprese. Le singole aziende non riescono da sole a gestire sfide difficili e hanno bisogno di servizi specializzati. Jingold è nata grazie alla collaborazione tra diverse imprese. L’idea vincente è stata quella di dividere i compiti: il produttore si occupa della produzione mentre una struttura specializzata segue la vendita e il controllo della filiera. Nel 2001, unendo otto-dieci aziende e partecipando a un’asta, abbiamo comprato la prima varietà. Abbiamo superato i concorrenti singoli grazie a una forza economica comune. È nato così il primo Club italiano gestore di varietà brevettate. Questo ha mostrato che lavorare insieme permette di competere a livello mondiale.”
D. La sua nomina a presidente di Cesena Fiera e Macfrut ha avuto molto sostegno. Come è riuscito a superare le vecchie divisioni del settore fieristico? Qual è l’essenza di Macfrut?
R. “Macfrut è un’eccellenza che nasce e risiede operativamente a Cesena. Tutta la mente organizzativa è negli uffici cesenati, mentre gli spazi di Rimini vengono presi in affitto perché la fiera è diventata troppo grande per Cesena. La mia nomina ha sorpreso e allo stesso tempo è stata ben recepita dal comparto. Per natura non sono mai stato divisivo, ma ho sempre lavorato in accordo con le imprese. Questo approccio credo abbia aiutato a far cadere le divisioni, portando l’intero settore a riconoscersi in Macfrut come fiera nazionale di riferimento. Le istituzioni e il Ministero dell’Agricoltura hanno creduto in questo percorso. Considero il mio ruolo come quello di un traghettatore, chiamato a mettere l’esperienza maturata al servizio dell’intera filiera.”
D. Su quali linee strategiche state lavorando per il futuro di Macfrut e dell’ortofrutta italiana nei mercati internazionali?
R. “I pilastri sono innovazione, ricerca scientifica, ampliamento della piattaforma espositiva e consenso del settore. La ricerca scientifica deve puntare alle vere necessità operative delle nostre imprese. Sul piano internazionale, l’accordo strategico con Growtech, la più grande fiera del preraccolta che si svolge in Turchia e in Oriente e che ha scelto Macfrut per venire in Europa, ci permetterà di aumentare il numero di espositori e buyer. Tuttavia, per costruire reti e far crescere i mercati serve la presenza fisica. Le relazioni nascono incontrandosi di persona, stringendo mani e parlando dei mercati. Per questo viaggio spesso, dalle riunioni mondiali dei produttori di kiwi in Portogallo fino a Madrid, Roma o la Tunisia. Solo con la presenza diretta si creano rapporti solidi.”
D. In veste di Presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna, come valuta il dialogo tra il tessuto produttivo e le istituzioni regionali di fronte alle sfide attuali?
R. “Le imprese non chiedono alla Regione assistenza o contributi; chiedono strumenti normativi e operativi idonei per lavorare in maniera corretta, proficua e competitiva. L’Emilia-Romagna dimostra un’attenzione costante verso le esigenze del settore, pur dovendo fare i conti con risorse limitate. Le istituzioni comprendono che le imprese rappresentano il motore dell’economia, dello sviluppo e dell’occupazione. Senza la solidità del tessuto produttivo, non sarebbe possibile sostenere nemmeno il nostro sistema di welfare e di coesione sociale.”
D. L’evoluzione delle imprese familiari può passare attraverso il ricambio generazionale?
R. “Il ricambio generazionale è sia un obiettivo importante sia una responsabilità per ogni imprenditore. La vera continuità della nostra azienda risiede nella nuova generazione rappresentata da mio fratello Maurizio, il più giovane dei tre, e da mia figlia Dalila, entrata in azienda dall’inizio di quest’anno: saranno loro due a guidare l’impresa nel futuro. Coinvolgere le giovani generazioni porta nuove energie, competenze aggiornate e vivacità. Uno studio di Intesa Sanpaolo mostra che le imprese con un’età media più bassa crescono di più. Dare spazio ai giovani talenti non è solo una scelta familiare, ma è una scelta fondamentale per lo sviluppo e la longevità dell’impresa.”
D. Oltre agli impegni di lavoro, come riesce a gestire ritmi così intensi insieme alla vita privata? Qual è la sua personale filosofia di vita?
R. “Il tempo libero è poco. La mia vera motivazione è sempre stata la voglia di conoscere. Nei miei viaggi non cerco il relax in spiaggia. Voglio esplorare i territori e capirne la storia e la cultura. Nel mondo ho visto posti straordinari come l’Isola di Pasqua o il deserto di Atacama. La terra in cui torno sempre volentieri è la Sicilia, un patrimonio unico di bellezza. Spesso però il lavoro mi ha condotto lontano da casa e negli anni mantenere certi ritmi ha richiesto sacrifici familiari. Ringrazio mia moglie Rita e mia figlia Dalila per la pazienza che hanno avuto con le mie assenze e i pensieri di lavoro che porto a casa. Oggi cerco di recuperare il tempo dedicandomi alla mia nipotina Letizia, con cui ho un legame bellissimo. Questo è il mio modo per coltivare gli affetti più cari.”



















