Alessandra Beratto: dare voce al dolore

di Clarissa Costa
Il racconto Di Alessandra Beratto Vince Il Premio IN Magazine
Due anni fa il secondo posto, quest’anno la vittoria: Alessandra Beratto, originaria di Ivrea, è la vincitrice della 22a edizione del Premio Letterario Nazionale Città di Forlì, sezione IN Magazine per la prosa inedita, organizzato dal Centro Culturale L’Ortica.

In occasione del venticinquesimo anniversario di IN Magazine, il tema su cui si sono confrontati i partecipanti è stato ‘I miei primi 25 anni’: Alessandra Beratto si è aggiudicata il primo posto con il racconto Tecla, in cui la protagonista si trova a riflettere sulla sua giovane vita segnata da un dolore cronico.

Una storia forse controcorrente ma vivida e reale che, come scrive la giuria, “si sottrae alla cronaca banale ed entra dentro la battaglia della protagonista contro quella malattia che da parte di sé è diventata nemico spietato e implacabile.”

Veterinaria di professione, creativa per necessità interiore, Alessandra Beratto scrive “per scaricare la tensione”, come confessa con semplicità. “Scrivere mi piace, ma è un hobby. Dipingo, scolpisco… sono passioni che coltivo perché mi fanno stare bene. Certo, quando un racconto viene apprezzato è una soddisfazione enorme.”

I suoi primi successi arrivano con la poesia, poi la scelta di cimentarsi con la prosa breve, una forma che sente affine. “Le short stories, le storie brevi, sono complicate, devi concentrare tutto entro certi limiti.” Nel 2020, al Premio La Quara (in cui Beratta si classificata terza), l’incontro con lo scrittore Angelo Berti segna una piccola svolta: qualche dritta sulla scrittura e poi la nascita di Ale libera tutti, raccolta di 73 racconti dell’infanzia, accompagnati da illustrazioni realizzate dalla stessa autrice e riflessioni adulte.

“Mi sono ispirata a Il giornalino di Gian Burrasca… anche perché ero abbastanza terribile, da bambina,” scherza Alessandra Beratto. Tecla, il racconto premiato, nasce invece da una scelta controcorrente. “Avevo molti dubbi. Parlare dei venticinque anni come di un’età segnata dal dolore sembrava rischioso. A quell’età si pensa al futuro, non a un limite.”

Ma per Beratto il dolore non è un concetto astratto: come la protagonista, per dieci anni ha convissuto con una cefalea invalidante. “Era un compagno di viaggio terribile. Quando il dolore è continuo diventa una presenza fisica, gli dai un nome. Nel racconto è Tecla, un nome che ho preso da una santa, ma che mi sta anche un po’ antipatico.”

Il testo alterna narrazione e poesia, con immagini di guerra che descrivono la battaglia quotidiana contro un dolore che torna sempre, lasciando dietro di sé un campo di battaglia mentale. L’orologio che scandisce la storia sottolinea la ciclicità della sofferenza: l’occhio che non si apre, la confusione, gli antidolorifici che alleviano ma intorpidiscono.

La giuria ha premiato la forza di una scrittura “incisiva, vibrante e tesa”, capace di evocare drammaticità. Un riconoscimento che Alessandra Beratto non si aspettava: “Partecipi sperando che ciò che scrivi arrivi agli altri, ma vincere… no, non me lo aspettavo.” E il finale, sospeso tra liberazione e resa, porta la firma dell’autrice: “Nell’arte tutto può essere. Io sono una che lotta per la vita, ma a volte la vita può finir così. È una chiusura d’effetto, ma necessaria.”

Alessandra Beratto: dare voce al dolore
Pubblicato su Forlì IN Magazine 05/25, chiuso per la stampa il 18/12/2025

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