Asia Galeotti, il cuore sul palcoscenico

di Anna De Lutiis
Tra teatro cinema, tv e lettura di audiolibri
Asia Galeotti, nonostante la sua giovane età, ha già lavorato in numerosi settori dello spettacolo: teatro, televisione, cinema. Lunghi capelli biondo-rosso, occhi verdi, un sorriso aperto e contagioso.

Incontrando Asia Galeotti in un bar di Ravenna, prima di ripartire per Bologna dove vive, viene spontaneo chiederle come nasce la sua passione per la recitazione.

“È iniziato tutto facendo teatro dalla prima adolescenza. A 12 anni ho fatto uno spettacolo teatrale con Beppe Aurilia, poi a 14 con Eugenio Sideri e infine a 15 sono approdata nella Compagnia Teatrale Luigi Rasi diretta da Alessandra Casanova. Mi affascinava in particolare il teatro in costume, il teatro classico. E grazie a questa gavetta ho avuto la possibilità di calcare il palcoscenico almeno due volte all’anno.

Così a 19 anni sapevo che il mio prossimo passo sarebbe stato quello di specializzarmi nel mondo della recitazione. Ricordo in particolare mio papà che, a casa, mi faceva guardare il dietro le quinte dei dvd per mostrarmi come realizzavano le scene. Credo che anche questo abbia avuto un forte impatto sulla mia psiche.”

A 27 anni, Asia Galeotti ha già fatto tante esperienze in settori diversi, e ora è interessante capire cosa preferisce fare. Confessa che se dovesse scegliere un genere, a teatro sarebbe il drammatico, forse perché ha sempre fatto tanto comico, partendo dai vaudeville, che comunque continuano a piacerle. Ricorda, a proposito, il monologo di Anita Garibaldi e poi con Antigone. Mentre al cinema sceglierebbe l’horror, reduce da recenti esperienze come Trading Shadows di Andrea Dalfino, The Mariana’s Web di Marco Calvise, Selfie di Giulio Manicardi e Fabiana di Piero Calvarese.

Si avverte il suo essere completamente immersa nel campo teatrale, nelle esperienze cinematografiche e incuriosisce conoscere la sua preparazione, le scuole che ha frequentato prima di scegliere il teatro. “In tutta sincerità non sono mai stata brava nelle materie scientifiche. Anche il liceo artistico mi attraeva, ma ero più orientata e attirata dalla psiche umana. Infatti materie come filosofia e sociologia mi sono state utilissime. Sono contenta di questa scelta che ho fatto quando già frequentavo la scuola media.”

Asia Galeotti è sempre pronta a nuove sperimentazioni, come dimostra l’essere diventata una narratrice di audiolibri, uno dei suoi lavori principali attualmente. Tutto questo fa ormai parte della sua vita. Ma il suo cuore sceglie il teatro, sempre. Perché ama il rapporto diretto che si crea col pubblico, i giorni di prove con gli attori e la connessione umana, il qui e ora.

“Il cinema,” dice, “è una macchina incredibile fatta di collaborazioni, in cui solo alla fine si scopre il vero risultato. Dopo il montaggio. Mi piace quella magia. E mi piacerebbe in futuro stare anche dall’altra parte della macchina da presa. Ma chi lo sa…” Sentendola parlare si nota la sua sicurezza, quella di chi sa dove vuole arrivare. Ci tiene a raccontare gli incontri importanti sia per la sua formazione che a livello lavorativo, primo fra tutti il suo maestro di teatro della Scuola di Teatro Colli dove ha studiato: Emanuele Montagna. Da quel giorno è iniziato un sodalizio artistico veramente fertile.

Grazie a lui è entrata in contatto con Franco Eco, un eccezionale compositore di musiche con cui ha preso parte a uno spettacolo andato in scena a Khartoum, in Africa. Asia deve molto a Emanuele con cui ha imparato il mestiere dell’attore. E con cui ha fatto tante esperienze teatrali tra cui il suo primo monologo teatrale, L’attesa, in cui ha interpretato Anita Garibaldi.

“Questo bellissimo testo di Valeria Magrini,” racconta, “mi ha fatto stringere un bellissimo rapporto con Eugenio Fusignani. Vicesindaco di Ravenna, nonché produttore dello spettacolo con la sua Fondazione Ravenna Risorgimento. Il monologo l’ho scelto per un importante concorso teatrale, il Premio Wanda Capodaglio. Lo ricorderò come il mio primo secondo posto conferitomi dalla grande Sandra Milo.” 

Nel 2020 Asia ha frequentato i workshop di Augusto Fornari. Ha incontrato Ivan Zucconi, montatore dei film di Pupi Avati e Andrea Simonella, la regista con cui ha realizzato il suo primo cortometraggio da protagonista, Uruguay, presentato al Festival di Venezia, che tratta la violenza sulle donne in ambito psichiatrico. A seguire il cortometraggio Selfie di Manicardi, protagonista il cellulare: tecnologie e dipendenza, cyber bullismo.

Nel 2026 uscirà Un uomo fedele di Daniele Balboni, Gli dei della via di Andrea Recchia. La filanda di Costantino Maiani, lungometraggio di cui Asia è protagonista, girato nella terra dei suoi nonni paterni, Modigliana. Insieme a Martina Valentini Marinaz è protagonista di uno spettacolo teatrale sui suicidi e il sovraffollamento nelle carceri. Le Nostre Prigioni, Storie di Pena e Speranza, scritto da Dino Petralia per far conoscere la drammatica situazione. Prossima tappa il 4 febbraio 2026 a Bolzano.

Pubblicato su Ravenna IN Magazine 05/25, chiuso per la stampa il 16/12/2025

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