Augusto Baldoni, il guru della bicicletta

di Francesca Miccol, foto NaphtaLINA
A tutto ‘Gus’ Con il guru Forlivese Della bicicletta
Un genio dall’animo gitano e la mente realisticamente sognatrice. Augusto ‘Gus’ Baldoni, il guru forlivese della bicicletta, ha il sorriso gioioso di chi ha trovato la propria collocazione nel mondo.

Augusto Baldoni è un professionista apprezzato da ciclisti, grandi marchi internazionali e viaggiatori in cerca di libertà e arricchimento interiore. Tra questi un certo Lorenzo Cherubini da Cortona, alias Jovanotti, conosciuto per lavoro e subito riconosciuto come anima affine. Un incontro che ha dato a Baldoni la dimensione di personaggio.

Ma Gus brillava già di luce propria e sarebbe riduttivo, se non addirittura offensivo, ricondurre le sue ‘fortune’ a una celebrità mai inseguita. Un successo legato invece a grandi intuizioni: alla nascita di Baldoni Bike Shop, cresciuto nel tempo da piccola officina a centro ciclistico internazionale, e al marchio Gusoline, brand di bici su misura. 

D. Come è entrata la bicicletta a casa Baldoni?

R. “Mio nonno e mio papà correvano a livello amatoriale e mi hanno trasmesso la passione per le due ruote. Ho iniziato a pedalare a 8 anni e ho continuato fino ai 24, fermandomi alle soglie del professionismo. A livello junior sono stato anche in nazionale di ciclismo su pista.

Dopo tre stagioni da dilettante, ho detto basta: l’idea di rinunciare ai piaceri della vita mal si conciliava con il fatto di vivere in Romagna. Fui allora assunto al negozio ‘L’albero delle ruote’, dove imparai un po’ di tutto, dalla meccanica alla vendita alla gestione degli ordini. Un giorno si presentò in negozio Jovanotti. Erano gli anni in cui risiedeva a Forlì, dove aveva sede la sua casa discografica.”

D. Com’è stato il primo incontro con Jovanotti? 

R. “Ci siamo ‘presi’ subito. Lorenzo è una persona semplice, vera: è esattamente come appare. Gli ho venduto alcune bici e preparato quella con cui avrebbe affrontato il primo grande viaggio in Patagonia. Non avendone una già predisposta, presi un modello ipertecnologico e lo dotai di portapacchi, fissandoli con fascette fatte con le staffe dei cestini.

Ma si spaccarono quasi subito i foderi del telaio. Lorenzo mi chiamava alle 4 del mattino per sapere dove mettere le mani. Al rientro, la proposta di ripartire assieme: abbiamo condiviso 4 viaggi da 1.500 km, un paio di Novecolli, due centochilometri e qualche Gran Fondo.” 

D. Quando siete saliti per la prima volta in sella assieme?

R. “Era il 1998, partimmo alla volta di Pakistan e Cina lungo la Karakorum highway: un’avventura incredibile vissuta tra entusiasmo e paura! Un giorno pedalavamo nel deserto a 47 gradi e l’indomani ci trovavamo sottozero a un’altitudine di 5.000 metri. Alla dogana cinese fummo fermati e portati in una capanna da quattro uomini con il mitra: dopo averci fatto spogliare completamente ci controllarono le borse. ll nostro ‘coach’ e grandissimo amico Fabrizio Borra ci aveva preparato una scatolina con i medicinali per fronteggiare eventuali morsi di serpenti, punture di animali, episodi di dissenteria. Abbiamo temuto di essere scambiati per spacciatori. E in quel caso avrebbero buttato via la chiave.

Al rientro a casa ero talmente carico che presi una decisione importante: sollecitato da Lorenzo e con l’appoggio della famiglia mi licenziai e nel 2001 aprii un negozietto di 80 mq in via Cerchia. Fu solo in parte un salto nel vuoto, sapevo già che alcuni clienti storici mi avrebbero seguito. Dopo il secondo viaggio, il trasferimento nella sede attuale. In seguito ci siamo strutturati online con l’e-commerce, abbiamo aperto vari corner, acquisito visibilità mediatica.”

D. Ogni viaggio è come un ritorno alle origini?

R. “Certo. Siamo talmente abituati a risolvere i problemi strisciando la carta di credito che muoversi al di fuori della comfort zone diventa sfidante. Di fronte a un problema sei obbligato a trovare la soluzione. E proprio nelle difficoltà si rinsaldano i legami. In Pakistan e Cina non avevamo da bere e da mangiare, depuravamo l’acqua del fiume per renderla potabile. Ho trascorso tre giorni a letto per la dissenteria e al rientro ho avuto crampi allo stomaco per un anno.” 

D. Ci racconta qualche aneddoto?

R. “Ce ne sono tanti e li rivisitiamo spesso. Penso a quando, dopo aver pedalato per dodici ore, andammo a letto vestiti perché dai rubinetti del bagno dell’albergo usciva fango anziché acqua; o ancora al naso tagliato da una tempesta di sabbia nel deserto; ai due pakistani che volevano barattare l’orologio di Lorenzo con un sasso portafortuna. Alle quattro auto nere che ci avvicinarono in Pakistan: solo a posteriori abbiamo saputo che a bordo c’erano uomini di Al Qaeda. Lorenzo ha reso l’episodio di dominio pubblico solo di recente, a distanza di trent’anni.”

D. L’amicizia con Jovanotti l’ha agevolata negli affari?

R. “È innegabile che mi abbia schiuso nuovi orizzonti, sono arrivati clienti come Antonacci, Linus, Arisa, Fiorello, Saturnino. E molti altri.”

D. Clienti che puntualmente tornano: cosa ha di tanto speciale Gus Baldoni?

R. “Sono in perenne movimento: devo sperimentare assetti, cimentarmi sulle geometrie, provare nuovi angoli. Durante la pandemia, in particolare, ho cominciato a sbizzarrirmi al pc disegnando nuove bici, percorrendo strade inesplorate e stressando i miei tecnici!

A Enea, l’amico mago del ferro, posso chiedere qualsiasi cosa e dopo qualche perplessità iniziale arriva al risultato. Esaurita l’emergenza sanitaria, ha preso piedi la bici gravel: ne ho realizzata una con geometrie modificabili che permettono di trasformarla in mountain bike o bici da strada, semplicemente spostando una ‘boccolina’.”

D. Cosa significa ‘Gusoline’?

R. “Nel deserto la scritta gasolina diventa una visione per il ciclista, arrivato finalmente a un distributore con ristoro. E poiché il mio soprannome è Gus, ecco il marchio Gusoline, volto anche a sottolineare il contrasto tra benzina inquinante e benzina naturale.”  

D. Avete già pensato ai prossimi viaggi?

R. “Ci piacerebbe avventurarci in Africa. Ma prima c’è il Jova Tour! Durante le prove della band a Castrocaro, ho portato a Lorenzo la nuova bici in titanio, completamente artigianale, e se n’è innamorato. L’ha testata subito coprendo i 190 km che separano Castrocaro da Cortona.

Per il tour al via l’8 agosto abbiamo messo a punto un tracciato di 2.000 km che unisce le varie città sedi dei concerti. Non sarò sempre presente perché il 5 settembre dovrò presentare la nuova bici alla fiera di Misano. Fino a novembre la mia agenda è full.”

D. Quanto è cambiato l’universo delle dueruote dai tempi dei suoi esordi?

R. “Tantissimo: le bici oggi hanno freni a disco, forcelle e tubi più sottili; sono mutati rapporti e geometrie, le ruote con cerchio più largo danno maggiore stabilità mentre l’uso delle gomme tubeless in luogo delle camere d’aria garantisce maggior comfort. Purtroppo però le aziende oggi producono per fare i numeri, guardando più all’estetica che alle geometrie.”

D. Si dice che le bici di Baldoni abbiamo prezzi proibitivi…

R. “Un’affermazione che mi infastidisce. In realtà abbiamo bici dai 100 ai 15.000 euro: da quelle per bambini alle city bike. Certo, siamo orientati verso l’alta gamma e per una bici performante difficilmente si scende sotto i 4.000 euro. Ma la più grande soddisfazione la provo quando, girando per strada, incrocio city bike con la scritta ‘Baldoni’.”

D. È cosi importante la customizzazione? 

R. “Prendiamo il caso di Lorenzo: con le bici tradizionali, perdeva la sensibilità in due dita, un guaio per un musicista. Problema mai più verificatosi dal momento in cui ha iniziato a utilizzare una bici ‘cucita’ sulla sua altezza, la sua posizione sul sellino. Una svolta.”

D. In chiusura, chi è Gus Baldoni?

R. “Un fuoco, una persona che non riesce a fermarsi mai, costantemente impegnato nella ricerca. Il punto fermo, sono sempre mia moglie e mia figlia diciassettenne. Ma sanno che ogni tanto devo partire.”

Augusto Baldoni, il guru della bicicletta
Augusto Baldoni, il guru della bicicletta
Pubblicato su Forlì IN Magazine 03/26, chiuso per la stampa il 22/07/2026

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