Carlo Maria Lazzarini: la fisica che cura

di Carla Dini, foto Tommaso Morosetti
Da Bellaria-Igea Marina, il ricercatore nella top 30 mondiale
“Faccio ricerca per migliorare la tecnologia e offrire nuove prospettive nel campo della radioterapia di precisione,” spiega Lazzarini. “La speranza è quella di ottenere abbastanza fondi.”

Segnalato dall’American Institute of Physics tra i trenta giovani fisici più promettenti al mondo, Carlo Maria Lazzarini coordina ricerche d’avanguardia nel campo spaziale e soprattutto medico, conducendo studi innovativi che aprono nuovi scenari di speranza nella cura delle malattie oncologiche.

A dispetto della fama raggiunta a livello globale, è tutt’altro che un tipo ingessato e sotto naftalina: resta un trentaseienne dal cuore rock che adora Bruce Springsteen e il cinema made in Asia. Di recente insignito del Premio Panzini, che celebra i cittadini che hanno dato più lustro a Bellaria-Igea Marina, oggi Carlo Maria Lazzarini lavora vicino a Praga presso il centro di ricerca internazionale ELI Beamlines.

D. Carlo Maria Lazzarini, quando è nata la sua passione per la fisica?

R. “Sui banchi del Liceo scientifico ‘Ferrari’ di Cesenatico. La fisica investiga e fa comprendere i processi che avvengono nell’universo, e scoprire perché s’innescano certi fenomeni mi ha sempre attratto.”

D. Che bambino era?

R. “Mai stato un secchione, svolgevo con piacere i compiti e andavo bene a scuola grazie a una certa curiosità. Appassionato di dinosauri, trascorrevo parecchio tempo nella sala giochi dei miei.”

D. Ci sono stati insegnanti che hanno lasciato il segno nella sua vita?

R. “Dell’asilo ricordo Anna, maestra innovativa e stimolante, e alle elementari Rita e Rosanna che hanno spronato la mia curiosità. In seguito ho iniziato ad amare la Fisica al liceo con il professor Tappi, di cui serbo un vivissimo ricordo e che ha incoraggiato il mio interesse verso il metodo scientifico.”

D. Nello specifico, oggi di cosa si occupa?

R. “Di ricerca avanzata nel campo della fisica dei laser e del plasma, con un focus sullo sviluppo di tecnologie innovative per produrre importanti ricadute in campo medico e industriale. Nello specifico lavoro in due direzioni: in primis per migliorare la stabilità e l’affidabilità dei nostri fasci di elettroni e dimostrare il loro possibile uso come strumenti di radioterapia, mentre la seconda traiettoria consiste nello sviluppo di nuovi processi di accelerazione per raggiungere parametri record dei fasci che potrebbero aprire ulteriori orizzonti di ricerca.”

D. Cosa prova nel dedicarsi allo sviluppo di nuovi trattamenti oncologici?

R. “Faccio ricerca per migliorare la tecnologia e arrivare allo sviluppo concreto di una macchina che offra nuovi vantaggi e prospettive al campo della radioterapia di precisione. La speranza, dunque, è quella di ottenere abbastanza fondi di investimento per portare avanti il progetto in tempi brevi.”

D. Qual è, secondo lei, il paese ideale per un fisico?

R. “Sarebbe quello che ospitasse sia la famiglia sia i fondi necessari per condurre ricerca di alto livello. L’Italia, quanto a mentalità lavorativa, resta uno dei luoghi migliori, ma come finanziamenti Stati Uniti e Cina sono molto avanti.”

D. Dove si immagina tra dieci anni?

R. “Difficile prevederlo, il mondo dove lavoro cambia con celerità. Al momento la ricerca presso ELI Beamlines è di primissimo livello ma la corsa è lunga.”

D. Come passa il tempo libero?

R. “Sono appassionato di cinema e musica e quando posso vado ai concerti rock. Non mi perdo una tappa italiana degli artisti che preferisco: Bruce Springsteen, Dropkick Murphys e Green Day.

Spesso dopo lunghe giornate passate in laboratorio mi rilasso guardando un film: i miei preferiti sono quelli asiatici come Memorie di un assassino e Perfect Days. Inoltre, nei frequenti viaggi all’estero, conclusi gli impegni, me ne vado in giro munito di macchina fotografica.”

D. Un progetto?

R. “Ce ne sono diversi. Dal comprendere come laser e acceleratori possano essere usati nello spazio per missioni di esplorazione, allo sviluppo di futuri acceleratori compatti di particelle pesanti, come i muoni.”

Carlo Maria Lazzarini: la fisica che cura
In apertura, Carlo Maria Lazzarini ritira il Premio Panzini 2026 a Bellaria-Igea Marina.

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