“È un testo che ho sempre portato con me nei viaggi. Una sorta di mantra personale,” racconta Caterina Errani. Un dettaglio che restituisce bene il suo immaginario: colto, sensibile, profondamente legato all’idea del viaggio come esperienza interiore oltre che geografica.
Tra le professioniste italiane più richieste nel wedding internazionale, la fotografa forlivese si muove tra celebrazioni intime, matrimoni esclusivi e destination wedding in tutto il mondo. Dalle pubblicazioni su Vogue ai riconoscimenti internazionali nel reportage matrimoniale, il suo sguardo conserva però qualcosa di essenziale: la ricerca dell’emozione autentica, mai ostentata.
Per capire il suo percorso bisogna partire dai viaggi che, per oltre venticinque anni, l’hanno portata negli angoli più remoti della terra, dall’Asia himalayana fino alla Terra del Fuoco. “Io sono una reportagista,” dice con chiarezza. “Vengo scelta per una fotografia sensibile, non costruita, con un pizzico di romanticismo,” racconta. “La mia fotografia nasce con l’esigenza di regalare piccoli tasselli di sogno e valorizzare le emozioni che avvicinano i cuori delle persone.” Un approccio che definisce il suo modo di fotografare. Il suo primo sguardo fotografico è nato in Cambogia, quando era studentessa in visita al sito archeologico di Angkor Wat: la protagonista dello scatto era una bambina del luogo, che le stava sempre accanto.
L’ingresso nel mondo dei matrimoni internazionali nasce quasi per caso. Durante un evento, una wedding planner londinese rimane colpita dal suo lavoro e decide di contattarla. Da lì il passaparola fa il resto. Il primo matrimonio all’estero arriva a Ibiza: una coppia australiana, cinque giorni di festa, cerimonia total white sulla spiaggia privata, gite in barca e pool party. “Nei matrimoni stranieri la celebrazione dura spesso più giorni,” spiega. “C’è un welcome party, poi la cerimonia, poi ancora brunch o feste informali. Il fotografo accompagna tutto questo con discrezione.”
Negli anni ha seguito coppie provenienti da tutto il mondo: indiani, scozzesi, marocchini, svedesi, inglesi, irlandesi. In Italia le destinazioni più richieste sono la Toscana, la regione dei laghi e la costiera amalfitana. Ogni cultura porta con sé rituali, simboli e tempi differenti. Tra le esperienze più note, anche il matrimonio segreto dell’attore Josh Lucas e della conduttrice americana Brianna Ruffalo in Vaticano.
“Dopo la celebrazione sono stata contattata da tabloid di tutto il mondo,” ricorda. Ma nel suo racconto non c’è compiacimento mondano. Piuttosto, emerge la fascinazione per l’intimità dei momenti. Tra i tanti matrimoni ricorda con particolare intensità una cerimonia con rito misto: prima il rito buddhista immerso nelle colline della Toscana, poi il matrimonio civile a Castiglioncello, sulla suggestiva costa livornese.
Tra i ricordi più divertenti resta anche un matrimonio celebrato a Forlì, con la sposa e le amiche arrivate in autobus. In un’epoca dominata da filtri e immagini artificiali, per Errani l’autenticità resta centrale. “Il vero lusso è la spontaneità, è il tempo di essere sé stessi. Qualsiasi artefatto allontana la percezione della realtà e non permetterebbe agli sposi di riconoscersi.” Lo scatto non invade mai la scena: la osserva, la anticipa senza interromperla.
Nel suo immaginario convivono cinema, pittura, letteratura e poesia. “È un continuo allenamento alla bellezza,” racconta. Una sensibilità che le è valsa quattro titoli tra le migliori cento fotografe di matrimonio al mondo nel settore fotogiornalistico. Eppure, al centro del suo lavoro, restano sempre le persone. Dopo centinaia di matrimoni, cosa ha imparato dell’amore? “L’amore non è mai uguale. Ogni coppia ha il proprio modo di guardarsi e di stare insieme.” Poi cita il ‘first look’, il momento in cui gli sposi si vedono per la prima volta prima della cerimonia: “Penso che l’amore possa presentarsi in uno di quegli sguardi.”
E Forlì, vista con occhi abituati a luoghi internazionali, conserva ancora qualcosa di speciale? “Forlì e il suo territorio non hanno nulla da invidiare ad altre destinazioni,” risponde. “Negli ultimi anni sono nate realtà sempre più contemporanee, capaci di accogliere anche un destination wedding internazionale.” Uno sguardo globale che non le ha fatto perdere il legame con la propria terra.
Forse è proprio questo equilibrio tra radici e mondo a rendere il suo lavoro così riconoscibile: elegante, poetico e profondamente umano.




















