Non è facile, di questi tempi, parlare di sentimenti, ma Gianluca Spadola ha scritto un romanzo sulla fragilità umana, sul valore dei legami autentici. “L’amore, in Tempi Supplementari, non è un rifugio, è un luogo di passaggio, una prova di maturità emotiva,” racconta. Per Gianluca leggere “è quasi un fattore compulsivo, mi affascina da sempre. È come vivere un’avventura: entro nella storia al fianco dei protagonisti e vivo in maniera diretta le loro emozioni. Alla fine mi sento molto arricchito, cresciuto, migliorato.”
Ed è per questo che, al ritorno da una vacanza, qualche anno fa, gli arriva l’istinto di scrivere lui stesso una storia. “Non pensavo a un romanzo, in realtà, ma ho sentito un bisogno improvviso di mettere nero su bianco i miei pensieri. Non ho posto alcun freno e dopo qualche mese mi sono ritrovato scrittore.” Fatalità o destino? Il protagonista del suo romanzo, Edoardo, è in un percorso particolare. “Alla ricerca del superamento di momenti delicati, anche dolorosi, che appartengono alla vita di tutti noi. Superarli significa dedicare un’energia prospettica nuova alla propria vita, senza esserne travolti.”
Gianluca Spadola è riuscito a fondere i diversi piani temporali, tra ricordi dell’infanzia e riflessioni sul presente. “È stata una cosa abbastanza spontanea e che rivedo nel mio modo personale di riflettere e lavorare su concetti e situazioni. Il fiume, il vortice di stati d’animo tra i ricordi e il desiderio di affrancarsi dal dolore del dubbio di Edoardo, si sono fusi con l’introspezione e il mio continuo dialogo attivo con l’animo del protagonista.”
Il risultato è una storia in cui l’amore vero, puro e trasparente, può cambiare la propria esistenza. Non è difficile immedesimarsi e camminare fianco a fianco con Edoardo e Giulia. Non sono eroi, anche se forse in qualche modo sì, ma persone come noi che offrono una speranza. Ovvero quella di scoprire il valore dell’amore nei ‘tempi supplementari’ della loro vita. E, come nello sport, li vivono fino in fondo, riuscendo finalmente a dare spazio a qualcosa che fino ad allora ritenevano marginale.
In Tempi supplementari non ci sono sicurezze, anzi. Ci si scopre piano piano, proprio come fa Edoardo, in un viaggio nel profondo del nostro animo. Alla ricerca delle nostre fragilità e di come curarle. Scrivere d’amore, di questi tempi, è coraggioso. Ma Gianluca Spadola lo fa in modo non banale e forse è per questo che scoprire di provare empatia con i protagonisti del libro apre il cuore. Il libro è andato in ristampa e forse Gianluca Spadola ne ha già in mente un altro. Ma su questo l’autore preferisce mantenere ancora il riserbo.















