Lamberto Caravita è un artista di confine, sia per la biografia che per le scelte artistiche. È di Massa Lombarda dove ha vissuto ed è residente, in quella parte di Romagna che confina con Bologna. Ma le sue scelte espressive sia come linguaggi che come forme sono marginali rispetto al territorio ufficiale dell’arte.
Fin da bambino ha manifestato predisposizione e interesse per la creazione artistica, ‘pastrocchiando’ sia con l’argilla che con i colori e le tele. Per un certo periodo ha frequentato la Scuola di arte e mestieri a Massa Lombarda sotto la guida di Giuseppina Zardi, che teneva laboratori per bambini e ragazzini. Umberto Folli insegnava la sera ma i suoi genitori non lo facevano uscire, quindi chi lo ha avviato e stimolato è stata la ‘Pina’.
Poi ha frequentato l’Istituto d’Arte per la Ceramica a Faenza seguendo l’insegnamento di importanti docenti. Tra questi non può non ricordare Gianna Boschi, Carlo Zauli e Arturo Locatelli per architettura. Al diploma di Maestro d’arte ha fatto seguito la Maturità artistica. Per concludere poi nel 1980 la formazione accademica all’ISIA a Urbino, modificando il percorso formativo con un ‘salto’ dalla ceramica alla progettazione grafica editoriale e pubblicitaria.
Urbino ha lasciato un segno profondo nella sua vita, qui vi trascorre parte dell’anno, l’altra a Massa Lombarda. Dopo la laurea, al ritorno in Romagna è andato a Ravenna alla Supergruppo. Una prestigiosa agenzia di grafica e illustrazione. Qui ha svolto per tre anni un’attività di freelance, finché nel 1984 ha vinto il concorso per l’insegnamento di Arte/Immagine in provincia di Ravenna nella scuola secondaria. Praticamente ha smesso di fare grafica pubblicitaria, progettazione di marchi, manifesti e impaginazione.
Ha avuto la fortuna di insegnare nella ‘bassa’, zona di confine, tra Conselice, Lugo, Fusignano e Massa Lombarda. Così da quel momento, parallelamente all’insegnamento, ha cominciato l’attività artistica che lo ha reso noto per la tecnica della pirografia. Caso volle che nella scuola dove ha insegnato i primi anni abbia trovato questo strumento per incidere il legno perché il docente che l’aveva preceduto lo faceva usare. Così ha imparato a utilizzarlo e successivamente a insegnarlo agli allievi. Da subito è rimasto affascinato, si è appassionato perché come illustratore aveva scoperto una tecnica diversa da quella della pittura.
L’incisione pirografica è diretta, si vede subito il risultato. E non occorrono acidi o quant’altro per realizzare l’immagine su tavole di legno di solito d’abete o faggio. È una tecnica che consente di ottenere sfumature e gradazioni grazie alla pressione più o meno intensa sulla superficie, realizzando immagini monocrome originali, quasi pittoriche, che contamina anche con altri materiali come la foglia d’oro, l’intonaco al quarzo, la pittura ad acrilico o il pastello.
Non semplice tecnica, se Giorgio Celli di lui scriveva: “Questa tecnica, praticata su legno, che non consente errori. È rara, e il Caravita è il primo artista in cui mi sono imbattuto che l’adoperi, ottenendo risultati di una sorprendente bellezza.” Ultimamente, da sperimentatore, si dedica al collage e una quarantina di opere di vario formato sono pronte per la prossima mostra a Fossombrone. Anche per questi lavori ricorre alla contaminazione, associando al collage acrilico pittura, graffio e incisione.
Nel 1985 vide una mostra di mail art a Imola con i materiali dell’archivio di Demos Ronchi, un’artista locale che era da poco scomparso. Pur non sapendo cosa fosse, non restò indifferente. Incuriosito, cominciò a raccogliere indirizzi e uno dei primi che gli rispose fu Ruggero Maggi tra i più noti mail-artisti italiani con contatti in tutto il mondo. Con lui ha poi intrattenuto un intenso rapporto di amicizia e collaborazione.
Aumentata la serie degli indirizzi, tra cui quello di Giovanni Strada di Ravenna, è nata la stagione della mail art con l’organizzazione a Massa Lombarda di mostre su progetto consistente in proposte ai mail-artisti di un tema. Ricorda la visita del professor Folli alla prima mostra internazionale, ovviamente molto scettico e critico per questa forma d’arte. Importante l’amicizia e la collaborazione con Anna Boschi, l’artista della mail art più attiva nella nostra zona e non solo.
Il suo Studio d’arte FC a Castel San Pietro è diventato una galleria d’arte dove nel 2020 ha allestito la sua personale ‘A fuoco/ Linea Segno Colore‘. La presentazione in catalogo della Boschi faceva notare come “il personale ‘viaggio’ di Caravita ponga l’accento sui ‘labirinti’ della nostra esistenza. E li esprima visivamente con una precisione e un rigore da porre all’osservatore profondi interrogativi sul significato del loro messaggio.” È stata un’esperienza che lo ha affascinato. Per un certo periodo è stato molto attivo quando ogni giorno arrivavano cartoline, e non solo, da tutto il mondo.
L’attività didattica, all’epoca in cui insegnava a Lavezzola, ha fornito lo stimolo per la sperimentazione e la realizzazione dei libri d’artista. Che considera oggi il punto d’arrivo della sua ricerca in campo artistico. Oltre a produrli, ha organizzato mostre nella biblioteca di Conselice con lavori realizzati dai suoi studenti di terza. In seguito anche dei suoi e di altri artisti sul modello del progetto espositivo Libri mai visti di Russi, ideato dal ravennate Gianni Zauli.
Con i lasciti post mostra nel corso di un’intensa attività che dura da 16 anni, si è venuto a costituire l’archivio CABA. Oltre 750 libri d’artista di autori italiani, custodito a DART Villa Verlicchi a Lavezzola e in biblioteca a Conselice, di cui è il conservatore. Al momento sembra che si sia calmato, ma sicuramente c’è d’aspettare qualche altra iniziativa al di fuori degli schemi convenzionali.
















