C’è un patrimonio di immagini che racconta la modernità con sguardo inquieto e febbrile: quello del fotografo riminese Marco Pesaresi (1964-2001).
Grazie a un contributo del Fondo Cultura del Ministero della Cultura, Savignano – da tempo riconosciuta in Italia e all’estero come ‘Città della fotografia’ grazie al SI Fest – ha potuto realizzare, nell’ambito di un progetto triennale, la Fototeca comunale ‘Marco Pesaresi’, inaugurata nel 2024.
Un’istituzione unica in Romagna, aperta a studiosi, fotografi e appassionati, che raccoglie e valorizza un’eredità visiva di grande intensità. La Fototeca è oggi un punto di riferimento per attività di conservazione, ricerca, formazione e produzione legate alla fotografia contemporanea.
“Avvicinarsi all’archivio di un fotografo come Pesaresi,” spiega l’archivista Giuseppe Pazzaglia, “significa entrare nel suo modo di guardare. Aprire i faldoni, osservare la sequenza degli scatti, permette di capire come si muoveva davanti a una scena. Come cercava il contatto empatico con i soggetti. Marco non rubava la fotografia: si faceva guardare, instaurava una relazione. Analizzando le sequenze si intuiscono i suoi criteri di scelta, la capacità di cogliere quell’istante preciso. Rivelando così la sua poetica di grande reporter umanista, immerso nella vita delle persone.”
Un patrimonio di immagini e di storie che, come sottolinea il sindaco Nicola Dellapasqua, rappresenta “un’esperienza culturale che unisce luoghi, tempi e vite diverse. Con la Fototeca,” spiega, “Savignano compie un passo importante nel suo lungo percorso legato alla fotografia. L’archivio Pesaresi è ora fruibile anche online, grazie al processo di digitalizzazione che lo rende accessibile a tutti.
Il nostro obiettivo è far sì che questa straordinaria raccolta di storie non resti chiusa, ma venga diffusa e condivisa. Mostre, progetti e collaborazioni dovranno far conoscere Pesaresi e, attraverso lui, la nostra città. La fotografia è diventata parte del nostro Dna culturale e continuerà a esserlo anche fuori dai confini locali.”
La vitalità dell’opera di Pesaresi è testimoniata dal continuo interesse che accompagna le sue mostre. Capaci di restituire nuovi punti di vista sul suo universo visivo. È il caso di Rimini proibita, esposizione in corso ai rinnovati Palazzi dell’Arte di Rimini, curata da Jana Liskova e Mario Beltrambini. Oltre cento fotografie, molte inedite, esplorano una Rimini diversa. Fatta di sogni, umanità e trasgressione, in dialogo con il romanzo Rimini (1985) di Pier Vittorio Tondelli. Una rilettura critica della mostra Rimini del 2003, che riporta a galla la città di fine millennio vista attraverso l’obiettivo di Pesaresi.
“Marco Pesaresi,” racconta Mario Beltrambini, fotografo santarcangiolese, curatore e vicepresidente di Savignano Immagini e membro del comitato scientifico del Si Fest, “prediligeva il bianco e nero. Perché non distraesse dal pensiero e dalla memoria. In Rimini proibita però il colore emerge con forza, rivelando quanto sapesse usarlo per dare vita a emozioni intense. Sono immagini che col tempo diventeranno documenti di un’epoca, e che mostrano la sua capacità di cogliere il momento esatto in cui scattare. Mi piace definirle fotografie ‘da una notte all’altra notte’.
Non sappiamo se Pesaresi e Tondelli si siano mai incontrati, ma qui i loro sguardi si sfiorano: diversi, eppure complementari. Insieme restituiscono la memoria di una Rimini che non si accontenta di un’unica immagine.” Dodici anni di attività, fino alla sua tragica scomparsa, sono bastati a Marco Pesaresi per costruire un archivio imponente, da analizzare e condividere con rispetto. “Le sue foto,” conclude Beltrambini, “vanno lasciate parlare da sole. Sono l’opera di un autore che diceva di portare la fotografia addosso. E quella fotografia continua oggi a vivere, respirando attraverso gli occhi di chi la guarda.”
















