Dal 2012, il progetto digitale Rimini Sparita lavora per divulgare e restituire alla città la propria memoria iconografica. Oggi, il progetto si sta progressivamente trasferendo sul Gruppo di discussione aperto sul medesimo social.
D. Nicola Gambetti, come è venuta questa idea?
R. “Il tutto nacque nell’aprile del 2012, quando un’amica di Roma mi parlò della pagina Roma Sparita. Ho provato a trasferire quell’idea su Rimini. I social allora erano poco diffusi ma capii che potevano stimolare la collettività sul tema dell’urbanistica riminese.
Iniziai con la pubblicazione di qualche cartolina e, proprio online, conobbi Maurizio Bonora, oggi vicepresidente dell’associazione, fotografo dilettante con un importante archivio d’immagini su Rimini e grande appassionato di storia contemporanea. Contestualmente abbiamo coinvolto altri amici e colleghi che hanno aiutato a far crescere la pagina. Nell’autunno del 2012 abbiamo dato vita all’associazione.”
D. Perché è importante il recupero della memoria?
R. “Perché dal punto di vista iconografico dà valore alla fotografia che oggi, con l’intelligenza artificiale e con la ‘bulimia da telefonino’, ha portato a uno svilimento dell’immagine, specie per le nuove generazioni (e noi, con il nostro lavoro, ci rivolgiamo proprio ai più giovani). Le fotografie sono lo specchio della nostra comunità in determinati periodi e vorremmo che le persone si fermassero a osservarle dando valore all’immagine e al periodo storico che raccontano.
Guardarsi indietro, per una città come Rimini distrutta durante la Seconda guerra mondiale, ci permette di riscoprire sia cosa c’era prima della guerra, sia personaggi, storie, iniziative e aziende del dopoguerra che hanno segnato la rinascita. Nel bene e nel male. Negli ultimi mesi abbiamo comunque iniziato a valutare l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’elaborazione e l’ottimizzazione di scatti di particolare valore storico, soprattutto attraverso la colorizzazione di immagini in bianco e nero.
La maggioranza dei nostri lettori ha particolarmente apprezzato questo nuovo approccio divulgativo, considerando le fotografie ‘rinnovate’ particolarmente suggestive per la maggiore immediatezza e riconoscibilità ai nostri occhi contemporanei. Alcuni appassionati hanno comunque contestato l’applicazione postuma della cromia, ritenendola troppo artificiosa: abbiamo risposto che la colorazione con acquarello delle cartoline turistiche monocromatiche è nota sin dal primo Novecento, quindi anche noi stiamo applicando, pur attraverso strumenti sofisticati, una tecnica tanto antica quanto tradizionale.”
D. Come scegliete gli argomenti da pubblicare e condivedere sul gruppo di discussione?
R. “Siamo partiti scansionando pagine di libri che parlavano della città, oppure cartoline o fotografie scattate da noi stessi. Oggi, tra l’altro, abbiamo un archivio di circa 600.000 immagini. Per scegliere gli argomenti da trattare, all’inizio partivamo da anniversari e ricorrenze, come costruzioni e inaugurazioni di edifici pubblici.
Ora prendiamo spunto dalle discussioni che ci sono in città. Ad esempio, la realizzazione del Parco del Mare è l’occasione per far vedere e ricordare ai riminesi il vecchio lungomare. Naturalmente il tutto senza intenti nostalgici o, peggio, polemici. In effetti, il voler passare dalla pagina Facebook al Gruppo di discussione è per gestire con maggiore correttezza i commenti che appaiono. Troppo spesso i social fungono da ‘sfogatoio’ per la polemica gratuita.”
D. Scrivete libri sulla Rimini di un tempo?
R. “Sì, personalmente ne ho scritti alcuni sull’Omnia, sul ristorante Pic-Nic e poiRimini Felix con Andrea Montemaggi. L’ultimo è Io Rimini… curato assieme a Maurizio Bonora, in cui sette narratori e sette fotografi raccontano un decennio di vita riminese dagli anni Cinquanta in poi, attraverso le foto e gli scritti.”
D. Sul sito dell’associazione avete diverse rubriche. Quella che ha il titolo più divertente è ‘Bambarelli’…
R. “È il blog fotografico di Maurizio Bonora nel quale ‘inquadra’ il periodo delle grandi compagnie degli anni Settanta. Racconta il decennio attraverso le foto di quegli anni. Vorrei anche ricordare Buona Memoria di Grazia Nardi, che discute di dialetto e centro storico, e Parlate Riminesi di Davide Pioggia, glottologo che studia da tanto tempo le declinazioni del dialetto locale.”



















