Michele Alberto Sereni: uno sguardo sull’opera

di Silvia Sinibaldi, foto Michele Sereni
il dialogo dell’arte negli scatti di michele alberto sereni
“La mattina mi alzavo alle 5, salivo in macchina e raggiungevo posti molto lontani per fotografare una farfalla. Perché sapevo che in quel luogo, in quella fase della stagione, a quella specifica temperatura la farfalla che stavo cercando avrebbe spiccato il volo. Poi attendevo di vederla e la fotografavo.” 

Conoscenza, pazienza e poesia sono alla base della fotografia di Michele Alberto Sereni. Uno dei professionisti dell’obiettivo più eleganti e versatili della scena italiana, che mantiene un legame indissolubile con la sua città.

La Pesaro che è terra di quattro generazioni di Sereni, partiti dall’Abruzzo verso le Marche all’indomani dell’Unità d’Italia. Oggi le farfalle fotografate negli anni della giovinezza compongono una preziosa collezione e sono state oggetto di una mostra organizzata con l’indimenticato naturalista Massimo Pandolfi.

La sua ultima mostra L’opera in sé. Fotografie d’arte e ritratti d’artista dal 1990 al 2024, presso la chiesa del Suffragio, si è conclusa recentemente a novembre. “Un omaggio alla mia città che, nonostante le tante occasioni e iniziative organizzate in altri contesti, resta centrale per la mia creatività. L’opera in sé è una mostra importante. Nasce dalle costole dell’omonimo libro edito da Magonza che sto presentando in luoghi di cultura di tutto il Paese.”  

La passione per la fotografia nasce da ragazzo. “Lavoravo nella bottega artigiana di mio padre, che dal mio bisnonno è arrivata fino ai nostri giorni. Un negozio storico, premiato dall’ex sindaco Giovanelli per la sua longevità. E per essere, da oltre 100 anni, un punto di riferimento per la spesa di qualità dei pesaresi. Mio padre aveva l’hobby della fotografia e la mia curiosità è nata osservandolo.

All’epoca, a dire il vero, le mie passioni erano tante: la musica, la natura e in generale una grande voglia di scoprire il mondo. Però, intorno al 1973, quando avevo 15 anni, finita la scuola mi sono offerto di lavorare nella bottega di Maurizio, noto fotografo con il suo laboratorio sempre lungo il Corso. Mi affidò la camera oscura insegnandomi a sviluppare le fotografie, che allora erano rigorosamente in bianco e nero.” Così il giovanissimo Michele, alla luce di una lampadina rossa, ha visto comporsi ed emergere dal liquido di sviluppo le prime immagini.

“Poi ho conosciuto Beatrice,” riavvolge il nastro Sereni ricordando sua moglie, Beatrice Barbuio, fotografa, cantante e attrice, scomparsa ancora giovane, “e ho scoperto il teatro. E così la passione per la fotografia si è consolidata diventando una professione. Un passaggio che non è piaciuto a mio padre che già mi vedeva succedergli dietro il bancone del negozio. Ma io avevo già fatto la mia scelta.

In quegli anni la mia attività era variegata. Mi occupavo di fotografia industriale, di riproduzioni d’arte antica, di cataloghi d’arte, strenne natalizie per enti e società. Fino al 1986, quando ho dedicato una mostra ad Alessandro Gallucci allestita nel Salone Metaurense di Palazzo Ducale. Si intitolava Topoi e luoghi, progettata da Valerio Morpurgo e curata da Grazia Calegari.” Qui l’arte entra prepotente nella produzione e nelle tematiche di Michele Sereni.

“Ma la vera svolta è legata a Eliseo Mattiacci, all’inizio degli anni Novanta, quando la mia fotografia d’arte è uscita dai contesti museali, diventando una narrazione artistica delle opere. Lunghe giornate seguendo lo scultore nel suo creare, osservandolo al lavoro in luoghi, circostanze e ambienti diversi, spogliandomi della mia visione d’artista per rendere la volontà e il pensiero di Mattiacci.

Dunque, al centro del mio lavoro non c’era la fotografia dell’opera ma una visione d’insieme dell’opera e dell’artista. L’obiettivo di restituire, attraverso il dialogo, l’azione dell’artista senza invadere il suo spazio. Un po’ come accade quando scatti foto in teatro.”

La sua storia professionale è anche una storia di incontri. “Certo, gli incontri, gli scambi sono fondamentali nel lavoro come nella vita, perché di una cosa sono certo: da soli non siamo nulla. Per questo mi impegno a mettere in rete i luoghi d’arte e le opere degli artisti, promuovendo scambi e contaminazioni.”

Torna alla mente la mostra di Sereni del 2013, curata da Ludovico Pratesi. Il fotografo realizzò una lunga striscia composta di volti delle persone che parteciparono all’inaugurazione di alcuni eventi. Un allestimento nell’allestimento che è rimasto nella memoria di tanti. “Però non è che vado in giro a fotografare la gente, io uso la macchina fotografica solo se c’è una motivazione, un progetto.” E sull’intelligenza artificiale? “Non mi fa paura,” sorride, preparando la battuta, “io esercito la ‘deficienza naturale’.”

Michele Alberto Sereni: uno sguardo sull'opera
In apertura, Michele Alberto Sereni. In questi scatti, alcune immagini della mostra di Sereni, “L’opera in sé”.
Michele Alberto Sereni: uno sguardo sull'opera
Pubblicato su Pesaro IN Magazine 02/25, chiuso per la stampa il 12/12/2025

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