Via IV Novembre, l’antica strada di Ravenna

di Andrea Casadio, foto Massimo Fiorentini
Le origini E l’evoluzione Di via IV Novembre Attraverso I secoli
Parlare di via IV Novembre significa non solo fare un viaggio nel cuore di Ravenna, ma anche compiere un percorso a ritroso nel tempo fino alle origini stesse della città. Come spesso succede quando si ricostruisce la storia urbanistica ravennate, il nome che immediatamente balza in primo piano è quello del Padenna, il corso d’acqua che fino al tramonto del Medioevo scorreva in direzione nord-sud lungo un tragitto che ha lasciato un segno duraturo nel reticolo viario.

Una delle sue tracce più evidenti è appunto l’attuale via IV Novembre, che in tutta la sua lunghezza, da via Ponte Marino a piazza del Popolo, ripercorre quello che era un tempo l’argine orientale dell’antico fiume. Nel punto in cui oggi si apre piazza Andrea Costa, inoltre, si trovava la confluenza con il Flumisellum. Il canale che proveniva da ovest costeggiando via Cavour. A sua volta impostato su un antico alveo del Lamone. 

Tale incrocio di acque e di percorsi fu, molto probabilmente, il punto di gravità su cui si venne coagulando il nucleo originario di Ravenna ben prima dell’epoca romana. Certo, oggi occorre un notevole sforzo di immaginazione per figurarsi come si presentava questa zona nei secoli dell’antichità e del Medioevo. Anche perché fu soggetta in tale arco di tempo a non poche variazioni. Un appiglio a cui aggrapparsi è rappresentato da ciò che resta della chiesa di S. Michele in Africisco, edificata nel VI secolo e sconsacrata in epoca napoleonica.

Il campanile cinquecentesco svetta ancora fra i tetti. Ben visibile a chi proviene da via Cavour. E all’interno di un negozio fronteggiante piazza Costa si allarga tuttora l’antica abside. Ormai spoglia dei mosaici sventuratamente venduti nel 1843 dal governo pontificio a quello prussiano, e oggi conservati al Bode Museum di Berlino.

Scavi effettuati all’inizio del Novecento portarono alla luce, sotto la piazzetta, un ponte romano che valicava il Padenna. E, poco più a sud, un altro ponte medievale, di campata minore perché nel frattempo anche il letto del fiume si era ristretto. Accanto ad essi emerse anche la base di una torre che è forse quella in cui, secondo le fonti antiche, tumularono Bacauda. Uno dei promotori della costruzione della chiesa.

Dobbiamo dunque immaginare un complesso monumentale composto da chiesa, torre e ponte, che proprio di fronte alla confluenza dei due fiumi creava un contesto dal sapore vagamente ‘veneziano’. A pochi metri di distanza (ma un millennio dopo), un altro rimando all’atmosfera della Serenissima venne conferito a quest’angolo cittadino dal palazzo che ospita oggi l’albergo Cappello.

Conosciuto in passato come ‘casa di Francesca’, sulla base di una fantasiosa leggenda che lo voleva abitato dalla sfortunata eroina dantesca, fu in realtà edificato appunto all’epoca della dominazione veneziana. O poco dopo, a inizio Cinquecento, dalla famiglia Bracci. Dopo diversi passaggi di mano e varie modifiche, alla fine dell’Ottocento destinarono l’edificio all’utilizzo attuale da parte della famiglia Minzoni, quella del sacerdote Giovanni, ucciso dai fascisti nel 1923.

Nella commistione fra ‘alto’ e ‘basso’ che caratterizzava le città premoderne, a tali presenze architettoniche ‘auliche’ e monumentali si contrapponeva però, sull’altra sponda del Padenna, un panorama ben diverso. Proprio per il suo carattere di centro di comunicazioni e di scambi, questa zona ospitò l’attività basilare di ogni comunità minimamente strutturata, e cioè quella legata al commercio alimentare.

Una condizione che probabilmente datava fin dalla nascita della città, ma che è documentata con certezza almeno dal Medioevo. Di fronte a S. Michele, a cavallo del Padenna, sorgeva la pescheria cittadina, sede anche della Casa Matha. E appunto strada delle Pescherie era il nome del tratto settentrionale della via, fino all’angolo con Ponte Marino. La sua parte meridionale, fino a piazza del Popolo, era invece nota come strada delle Beccherie, ossia delle macellerie, che qui avevano appunto la propria sede privilegiata. 

Dobbiamo dunque immaginare un aspetto e un tono generale ben diversi da quelli attuali. Con i rumori, gli odori e le frequentazioni di un ambiente tutt’altro che raffinato. Le Beccherie, in particolare, erano un budello stretto e probabilmente malagevole. Mentre le botteghe più eleganti trovavano posto nella parallela strada delle Calzolerie, l’attuale via Matteotti. Tanto le Beccherie quanto le Pescherie ospitavano inoltre un gran numero di osterie. Così come diverse locande, di cui il già ricordato albergo Cappello e il Centrale Byron, anch’esso di lunga tradizione, sono gli ultimi eredi.

Una radicale modifica nell’aspetto e nella natura della strada si ebbe a partire dal XIX secolo. Fu proprio allora che i suoi due tratti furono unificati sotto la denominazione di via Urbano Rattazzi. Uomo politico piemontese che, dopo il 1918, venne a sua volta rimpiazzato dalla data della vittoria nella prima guerra mondiale. Ma ci furono anche interventi decisamente più concreti.

Intorno al 1870, nel contesto della politica di risanamento urbano tipica di quell’epoca, le antiche Beccherie furono allargate di circa il doppio sul lato orientale. Con la contestuale costruzione di una serie di nuovi edifici lungo tutta la sua lunghezza. Una nuova struttura dallo stile classicheggiante e a forma di emiciclo sostituì nel 1894 l’edificio della Pescheria, risalente ai primi del Settecento, aprendo così lo spazio dell’attuale piazza Costa. La piccola esedra ebbe però vita breve, dal momento che dovette a sua volta cedere il posto al nuovo Mercato coperto, inaugurato nel 1922.

La sua costruzione comportò la demolizione dell’intero isolato retrostante. E quindi anche di tutto il lato occidentale del tratto di via IV Novembre ad esso adiacente. Che oggi è costituito appunto dalla fiancata laterale del Mercato. Nel frattempo, nella parte verso la piazza, anche le vecchie casupole delle macellerie venivano gradualmente sostituite da edifici di maggior pregio architettonico, compreso uno dei pochissimi edifici in stile Liberty della città.

Oggi, l’antica strada dei pescivendoli, dei macellai, degli osti e dei locandieri è un microcosmo di bar alla moda e botteghe storiche, di ristoranti raffinati e gastronomia da strada, rinnovando una tradizione antica nell’epoca in cui via IV Novembre è l’indiscussa porta d’ingresso privilegiata al cuore di Ravenna.

Via IV Novembre, l'antica strada di Ravenna
Qui sopra, uno scorcio di via IV Novembre oggi.
Pubblicato su Ravenna IN Magazine 05/25, chiuso per la stampa il 16/12/2025

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