Diplomata al liceo classico e laureata in Lettere Antiche, Mara Gaudenzi ha affiancato agli studi umanistici il percorso musicale, diplomandosi in Canto Lirico al Conservatorio G. Rossini di Pesaro con il massimo dei voti, lode e menzione d’onore sotto la guida della professoressa Agata Bienkowska. Per poi perfezionarsi all’Accademia scaligera, sotto la guida della docente Luciana D’Intino.
Il suo repertorio attraversa il ‘Belcanto’ tra Settecento e Ottocento. Da Angelina a Rosina, da Dorabella a Fenena, fino a Fidalma e Isabella, in un equilibrio perfetto tra eleganza vocale, freschezza interpretativa e sensibilità teatrale. “Mi diverte interpretare personaggi ironici e seducenti, lontanissimi dalla mia quotidianità, perché è proprio questo il fascino dell’opera: attraversare anime, caratteri, destini.” Tra i ruoli che sente più vicini c’è però Angelina, la Cenerentola rossiniana, simbolo di grazia e resilienza. “Anche quando viene trattata male, mantiene la sua bontà. È una guida alla delicatezza.”
Per Mara Gaudenzi la lirica è stata un richiamo intimo, custodito a lungo tra le pareti di casa, nelle canzoni sussurrate in camera o sotto la doccia, quando cantare era ancora un gesto privato, quasi segreto. “La voce era pronta, ero io a non esserlo,” racconta oggi con sincerità. A sedici anni, su suggerimento del padre, prende le prime lezioni. All’inizio la musica leggera, poi l’incontro con le arie antiche e con una sonorità che sente subito vicina. “Senza microfono mi sentivo più libera, la scoperta della mia voce è diventata un viaggio dentro me stessa, tra insicurezze e desiderio di esprimermi.”
Determinante è stato poi l’incontro con la Bienkowska che le ha trasmesso fiducia e leggerezza. “Mi ha insegnato che il canto è rigore ma anche gioco. E soprattutto che scegliamo noi come sentirci.” Un insegnamento che oggi porta ancora sul palco, dove si definisce una cantante ‘atipica’, lontana dal divismo. “Mi sento una ragazza di paese, innamorata della bellezza della musica e dell’arte, anche se, a un certo punto, è inevitabile prendersi il proprio spazio.”
Accanto al desiderio di poter cantare presto alla Fenice, all’Opèra di Parigi e al Metropolitan di New York, coltiva un insolito sogno nel cassetto, duettare con il comico Valerio Lundini: “Non so che cosa verrebbe fuori, ma sono sicura che mi divertirei molto!”
E cosa pensa dei social? “Che servono ad avvicinare il pubblico e a mostrare il dietro le quinte, il lavoro immenso che c’è. Ma ciò che conta davvero resta altro: il rapporto profondo con la voce, da custodire come una creatura ospite.” Al pubblico, più della perfezione tecnica, Mara Gaudenzi vorrebbe lasciare un’emozione precisa: la bellezza. “In un mondo difficile, tra crisi e guerre, credo che la poesia sia necessaria. È uno spiraglio contro il cinismo.”



















