Simone Massi: poetica graffiante

di Elisabetta Marsigli
Regista e illustratore da mille premi
Disegna a mano e ogni suo piccolo segno è capace di produrre emozione: Simone Massi è uno dei più importanti autori di cinema di animazione a livello mondiale. La sua personalissima cifra stilistica è basata sulla tecnica dei graffi con pastelli a olio incisi su carta, che diventa il tratto distintivo di tutte le sue opere dal 2004.

Ad oggi, Simone Massi vanta oltre trent’anni di prestigiosa carriera. Oltre 30 cortometraggi, un lungometraggio, 1874 selezioni nei festival di 112 paesi del mondo e ben 1000 premi vinti. Tra questi un David di Donatello nel 2012, un Premio Flaiano e quattro Nastri d’Argento, distribuiti tra il 2014 e il 2023.

Aver raggiunto la cifra tonda di 1.000 premi significa tanto e niente per Simone, “perché la mia vita e la mia persona non sono cambiate. E  – importante! – non ne vogliono sapere di cambiare: per me le persone, gli uomini e le donne, continuano a venire infinitamente prima del lavoro che fanno.” Ma è comunque un traguardo incredibile per il regista e animatore di Pergola, che si è sempre definito un ‘animatore resistente’. Ovvero, “un uomo e un disegnatore che continua a fare quello che ama così come lo ha sempre fatto, con le mani che strisciano sulla carta, senza calcoli e senza curarsi di essere fuori moda, fuori tempo e fuori mercato.” 

La sua passione per l’animazione è nata per caso, “nel momento in cui ho scoperto che oltre al cartone animato esisteva un altro modo di fare cinema disegnato. Stilisticamente, registicamente e narrativamente più stimolante e vicino a quello che sono. Il sogno è sempre stato quello di riuscire a far diventare questa passione un mestiere in maniera pulita. Cioè senza concessioni e raccomandazioni, rifiutando di scendere a patti.”

Non ha mai smesso di esplorare, anche strade non facili e immediate. Ma con uno stile che ‘graffia’ non solo le immagini, ma anche il cuore di chi le osserva. Ogni suo film, soprattutto all’inizio, è un viaggio solitario e faticoso, anche nella scelta del soggetto. “Sono quasi sempre immagini o parole legate a quello che ho visto e sentito da bambino. Piccole cose che emergono come sorta di ‘visione’ e poi, nel corso della lavorazione, si sviluppano e prendono forma. Un fiume su cui mi ritrovo a navigare senza avere la minima idea di quelli che saranno il percorso e l’approdo.”

E poi è arrivato Invelle, dopo tanti corti il primo lungometraggio, presentato alla 80ª Mostra di Venezia e distribuito nelle sale nel 2024. Un capolavoro che ha permesso anche al grande pubblico di fruire della sua arte, con quell’emozionante vibrare dei corpi e un bianco e nero, come sempre, dirompente e poetico, crudo e delicato al tempo stesso. Quasi tutto il film segue lo stile che il suo autore ha privilegiato nei suoi corti. Un bianco e nero ottenuto incidendo sul pastello nero applicato su carta e l’uso di piani sequenza che raccontano le storie avanzando tra i personaggi o allontanandosi da loro.

La storia è appassionante perché fa immergere lo spettatore in un mondo a molti sconosciuto, accompagnandolo per un periodo storico lungo circa sessant’anni della storia d’Italia. Mostrando la crisi crescente della civiltà contadina, abbandonata dalle varie amministrazioni pubbliche, con il trasferimento in massa nelle città.

Invelle (termine dialettale che significa ‘in nessun luogo’) ha segnato un passaggio importante per Simone. “Molto importante, dato che la forma lunga è per me nuova e piena di cose da scoprire e affrontare. Mi piacerebbe molto fare altri lungometraggi ma non so se sarà possibile. L’industria cinematografica pretende obbedienza e mette al primo posto i soldi e il successo. Io invece sono contro ogni forma di potere, di arroganza e di compromesso. Per nessun motivo sono disposto a cambiare idea e a rinunciare alla mia libertà.” 

E dopo Invelle, il suo corto Una rosa, dedicato ai palestinesi, è stato nominato come migliore al Monza Film Fest, il premio numero 1000. Il primo che ha ricevuto è datato 1997, ma Simone Massi è oggi lo stesso Simone Massi del 1997: “Sì, mi verrebbe da dire che non sono cambiato dato che continuo a comportarmi alla stessa maniera e a credere nelle stesse identiche cose. Non ho mai cambiato bandiera, valori e ideali, ma metto in conto che non posso essere lo stesso. Intanto perché diventare padre è una rivoluzione, che fra le tante cose mi ha insegnato a mettermi per ultimo, e poi perché il cambiamento, diluito in trent’anni, è talmente sottile e impercettibile da renderlo pressoché impossibile da cogliere.” 

Simone Massi: poetica graffiante
In apertura, Massi riceve il David di Donatello nel 2012. Qui sopra, un fotogramma del cortometraggio di animazione La memoria dei cani (2006).
Simone Massi: poetica graffiante
Pubblicato su Pesaro IN Magazine 01/26, chiuso per la stampa il 06/08/2026

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