Un curriculum enciclopedico quello di Alessandro Ceccarelli – costellato dai nomi dei più importanti artisti della scena italiana e internazionale dagli anni Novanta ad oggi. Come Bluvertigo, Subsonica, Frah Quintale, The Giornalisti, Pinguini Tattici Nucleari, Tredici Pietro. Una dedizione totale alla causa: nei mesi scorsi Alessandro Ceccarelli è stato nominato direttore artistico del nuovo Auditorium Conad Città di Forlì. Una bomboniera da 317 posti dall’eccellente acustica, realizzato all’interno dell’ex GIL nel cuore del ‘Miglio Bianco’.
Il cartellone della prima, sperimentale, stagione ha un titolo, Solo musica pura, che riflette l’anima profonda del suo autore. Una proposta artistica eclettica di alto profilo, in cui il coinvolgimento emotivo dello spettatore non conta meno dell’abilità tecnica del musicista.
D. Alessandro Ceccarelli, come nasce la sua passione per la musica?
R. “Mio fratello Luigi è un importante compositore di musica contemporanea e fin da piccolo ho ‘respirato’ musica, rapito dal mondo dei concerti e aperto a ogni genere. Negli anni del liceo mi sono divertito a fare il deejay a Radio Flash a Forlì poi a Radio Melody a Cesena, quindi nella stessa veste ho curato le prime edizioni di ‘Tempesta Ormonale’, la festa che riuniva tantissimi studenti. Ricordo anche belle serate al Minimo Storico di Bertinoro.”
D. Ha nostalgia di quegli anni?
R. “Mi manca la radio: mi piaceva parlare ma anche ascoltare, entrare in empatia con le persone e capire chi c’era dall’altra parte. Ma il mondo va avanti. A Forlì ho collaborato a lungo con il Diagonal, pianificandone la programmazione: in occasione di un mio compleanno, sul finire degli anni Novanta, ci ‘organizzai’ i Subsonica. Poi tanti altri musicisti italiani e internazionali.”
D. Come è riuscito a trasformare la passione in professione?
R. “Dopo il liceo scientifico, mi sono laureato in Tecniche di Ricerca Sociale alla facoltà di Scienze Politiche a Bologna con una tesi sui gruppi rock romagnoli, una sorta di censimento delle band di allora. E negli anni Novanta, periodo di grande fermento, partecipavo a moltissimi concerti, molti di artisti italiani, e proprio da uno di questi gruppi, i Mau Mau, ricevetti l’offerta di lavorare con loro.
Accettai senza sapere cosa avrebbe comportato: mi occupavo dei live, andavo in tour, vendevo i concerti, facevo di tutto e di più: un’esperienza globale, una grande palestra. Poi sono passato a seguire i La Crus. E così sono diventato manager, agente di booking e promoter nel mondo della musica italiana e internazionale.”
D. Come si è evoluto il percorso Alessandro Ceccarelli?
R. “Ho seguito varie band e dopo un periodo da freelance nel 1995 sono stato chiamato in Piemonte dalla Mescal, la casa discografica dei gruppi più importanti dell’epoca tra cui Afterhours, Bluvertigo, Subsonica e Massimo Volume, per curare il booking dei Modena City Ramblers, di cui sono tuttora l’agente. In quegli anni con Manuel Agnelli degli Afterhours ho lavorato alla realizzazione del Festival musicale itinerante ‘Tora! Tora!’.
In seguito, quando gli artisti più importanti sono stati assunti dalle major, assieme al mio grande amico Lele Roveri di Estragon Club ho fondato la EstragonLab, una nuova agenzia di booking, confluita poi in BPMconcerti. Per anni mi sono diviso tra gli uffici di Bologna e Pordenone prima del trasferimento della sede a Milano.
Ora lavoro con Tridentmusic in veste di consulente: mi occupo di giovani Artisti (tra cui Elasi, Sillyelly, Giovanni Ti Amo), lo scorso anno ho puntato su Tredici Pietro, quest’anno su Sissy e Freshmula che sono certo avranno un gran bel futuro perché sono fortissimi.”
D. C’è un’artista portato al successo, su cui nessun altro avrebbe scommesso?
R. “Frah Quintale, è sempre stato molto ‘avanti’ e in principio il pubblico non era ancora pronto alla sua musica. Cerco giovani interessanti che, partendo da zero, possano compiere un percorso: caratteristiche rinvenute in gruppi con cui ho lavorato e su cui ho creduto quali ad esempio The Giornalisti, e Pinguini Tattici Nucleari, che ho seguito per 10 anni.”
D. Quest’anno è arrivata la chiamata di Conad per la direzione dell’Auditorium.
R. “Ho cercato prima tutto di studiarne le potenzialità: l’Auditorium deve essere un’eccellenza con una programmazione di livello. Ho presentato un piccolo progetto al Comune di Forlì. La prima stagione, sperimentale, è ‘volutamente’ eterogenea: musica pop, blues, jazz, contemporanea e classica, italiana e internazionale. Dei 10 spettacoli in calendario fino a gennaio, alcuni portano la firma di associazioni che collaborano con il Comune, da Area Sismica a Dai de jazz di Forlimpopoli a ERF e Forlì Musica. Ritengo siano tutte proposte di qualità.”
D. Può anticipare qualcosa sulla seconda parte della stagione?
R. “Sono in agenda altri 7 spettacoli: punterò su artisti stranieri ma mi piacerebbe inserire anche qualche nome interessante del panorama musicale italiano, qualcuno che possa proporre qualcosa di speciale. L’Auditorium necessita di spettacoli stimolanti. La scommessa è avvicinare i forlivesi, farli uscire da casa per ascoltare artisti che non conoscono.
Mi piacerebbe entrare nella testa degli studenti universitari, offrire loro la possibilità di assistere a spettacoli fuori dai circuiti tradizionali. Per la seconda parte della stagione vorrei richiamare all’Auditorium persone da fuori città, proponendo artisti che hanno in calendario un’unica data in Emilia-Romagna o magari si esibiscano in esclusiva nazionale.
A febbraio, ad esempio, ci sarà un’artista portoghese, Ana Lua Caiano, giovane ma molto brava: in Italia sarà solo a Milano e Forlì nel corso del suo tour Europeo.”
D. Come è partita la stagione?
R. “Il debutto con Dardust è stato un gran bel sold out, come sold out è andata anche l’Opera già alcuni giorni prima dello spettacolo. Un risultato davvero ottimo, tutt’altro che scontato, trattandosi dei primi eventi a pagamento. A maggio l’inaugurazione era infatti a ingresso gratuito su prenotazione. Mi piacerebbe vedere l’Auditorium sempre pieno, cercherò di proporre biglietti a prezzi giusti.”
D. Com’è strutturata la sua quotidianità?
R. “Porto i miei due bimbi alla scuola elementare poi mi metto al lavoro: normalmente da casa, due volte alla settimana vado a Milano. Inoltre sono spesso impegnato anche a illustrare agli studenti la mia storia e il percorso da intraprendere per entrare a far parte di questo mondo. Una professione difficile, che non conosce orari e deve essere supportata da una grande passione. È indispensabile lo studio, io ancora oggi imparo.”
D. Cosa cerca oggi in un musicista?
R. “L’unicità, la capacità di emozionare, doti difficili da trovare. Ma a volte anche l’energia. Al pari delle persone, ogni artista è diverso dall’altro. Cerco qualcuno che mi stimoli a costruire un progetto.”
D. Cosa pensa dei talent?
R. “Ho fatto l’auditore per X Factor per qualche anno, non sono contrario ai talent: possono essere interessanti per alcuni, deleteri per altri. Bisogna saperli vivere, ci sono format come Amici che impegnano i ragazzi per tanto tempo e spesso li cambiano, finendo per trasformarli in performer.”
D. Guardando al futuro, Alessandro Ceccarelli, dove si immagina tra vent’anni?
R. “Esattamente dove sono ora. Lavorare con i giovani ti fa restare giovane, credo che non smetterò mai. Le nuove generazioni stanno proponendo qualcosa di interessante, prevedo anni molto floridi.”



















