Che cosa fanno oggi i filosofi? Tornano a interrogare il mondo e lo fanno, talvolta, partendo dai libri. Come Claudio Paolucci, già allievo di Umberto Eco e oggi professore ordinario di Semiotica e Filosofia del linguaggio all’Università di Bologna, che nel suo nuovo saggio edito da Sassella Nati Cyborg. Cosa l’intelligenza artificiale generativa ci dice dell’essere umano, affronta senza entusiasmi ingenui né allarmismi apocalittici il nodo del rapporto tra umano e tecnologia.
Al centro del libro c’è l’idea che l’IA non sia un corpo estraneo, ma l’ultima evoluzione di una lunga storia. “Pensiamo da sempre con strumenti che estendono la mente oltre il corpo. Carta e penna, libri, mappe, strumenti di calcolo sono protesi cognitive,” spiega Claudio Paolucci. “L’intelligenza artificiale non è un’eccezione, ma l’ultima forma di questo ‘bastone’ che ci accompagna da millenni. L’IA può liberare spazio cognitivo e potenziare il pensiero, se usata con consapevolezza.”
Proprio per questo, ChatGPT può essere visto come un assistente al pensiero potentissimo, una sorta di professore tascabile con una cultura sterminata. “Ma senza competenze umane, senza responsabilità e senso critico, questi dispositivi crollano. Sono sistemi complessi, ‘cyborg’ appunto, addestrati da umani con il meglio che la cultura umana ha prodotto e anche nel loro utilizzo la componente umana resta decisiva.”
Di fronte all’IA, il dibattito pubblico oscilla spesso tra fervori acritici e scenari catastrofici. Per il prof Paolucci entrambe le reazioni rischiano di essere fuorvianti. Occorre comprendere come queste tecnologie stiano ridisegnando il nostro modo di pensare, lavorare e decidere. È in questo quadro che si colloca la sua riflessione: un invito a sottrarsi tanto alla seduzione quanto alla paura, per esercitare invece responsabilità e immaginazione critica.
“Seduzione e paura sono le due trappole da evitare. L’IA è oggi nelle mani di pochi grandi player, i seduttori, mossi innanzitutto dal profitto, ed è vero che decide già aspetti cruciali delle nostre vite (per fare un esempio, è spesso l’IA a decidere se concedere o meno un mutuo). Ma la paura paralizza. Occorre quindi imparare a usare l’IA, persino a divertirsi con essa.
Se Umberto Eco fosse vivo, sono certo che passerebbe ore a dialogare con ChatGPT, una biblioteca infinita che ricorda la sua di trentacinquemila volumi, non tutti letti, ma sempre disponibili per produrre nuovo sapere. Nei mestieri del futuro avrà successo chi saprà usarla bene, non chi si farà sostituire da essa. E sarà altresì insostituibile chi saprà usarla in modo creativo.”
È attorno a questi temi che si muove anche la storica rassegna del Centro Culturale Polivalente di Cattolica, Che cosa fanno oggi i filosofi?, ideata nel 1980 da Umberto Eco e Marcello Di Bella e oggi diretta dallo stesso Claudio Paolucci. L’edizione di marzo 2026 ha proposto un ciclo di incontri dedicati alle grandi questioni del contemporaneo, senza timori reverenziali ma con rigore e curiosità.
Nuove tecnologie, intelligenza artificiale, scuola e università, ma anche libri, bellezza e creatività, sempre con la volontà di sperimentare. L’ultimo appuntamento di domenica 29 marzo è stato un dialogo-concerto con Rocco Tanica degli Elio e le Storie Tese, tra i primi in Italia a sperimentare la composizione musicale con l’IA. Un modo concreto per mostrare come la creatività non venga sostituita, ma potenziata. Perché, oggi più che mai, la filosofia non osserva il futuro da lontano: lo abita, insieme a noi.















