Nato il 19 agosto 1926 a Faenza, Carlo Zauli si forma inizialmente sulla maiolica policroma. Dai primi anni Cinquanta la sua ricerca si rivolge all’utilizzo del grès e di una monocromia degli impasti ad alta temperatura.
Matura così un suo linguaggio artistico, caratterizzato da atmosfere informali intrecciate a una armoniosa ma dirompente ‘naturalità’: sono gli anni di un crescente successo internazionale. Dal 1958, anno nel quale sono realizzati i grandi altorilievi monumentali per la reggia di Baghdad e il Poligrafico di Stato del Kuwait, vede la propria fama aumentare continuamente. Fino a spingersi – tra gli anni Settanta e Ottanta – a tutta l’Europa, il Giappone, l’America del Nord, dove realizza esposizioni e colloca opere in permanenza.
Muore, sempre a Faenza, nel 2002. Le sue opere oggi sono presenti in quaranta musei e collezioni pubbliche in tutto il mondo. Di lui scrive il critico d’arte Giorgio Cortenova. “Carlo Zauli non si domanda quale forma artistica sia opportuno introdurre nel mondo. Ma quale mondo creare con le forme, o comunque quale forma dare al mondo. In rapporto a ciò svaniscono le categorie e le gerarchie culturali, sfuma qualsiasi ipotesi rappresentativa, tramonta la mitologia dell’oggetto. Rimane nella sua singolare e struggente semplicità l’evento della vita, il vivere degli uomini e la loro inesausta volontà di fabbricarsi il proprio mondo, con la terra, con l’acqua e col fuoco.”
Dopo l’anteprima del Centenario di Carlo Zauli ad Arte Fiera 2026 a Bologna in febbraio, si è inaugurata la mostra Carlo Zauli 1926-2026. Tra Faenza e Milano alla Casa Museo Boschi Di Stefano a Milano, aperta sino al prossimo 7 giugno. Il progetto, a cura di Gaspare Luigi Marcone in collaborazione con il Museo Zauli, analizza gli snodi fondamentali dell’evoluzione creativa dello scultore, ceramista e designer. Parte dal confronto con le neoavanguardie per arrivare alla piena maturità, con al centro il ‘bianco Zauli’ come cifra autonoma e distintiva.















