Mirko Traversari, paleopatologo forlivese, fa proprio questo: chiede “come stai?” alle persone del passato. Nel laboratorio di Paleopatologia del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna, operativo nel padiglione Valsalva dell’ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì, Traversari (insieme a un’équipe multidisciplinare fatta di radiologi, storici dei tessuti, antropologi diretti da Gianandrea Pasquinelli) studia resti umani antichi, scheletri e mummie provenienti da scavi archeologici, cripte e chiese.
Le indagini oggi si avvalgono di tecnologie avanzate: dalla Tac ai tavoli Anatomage per fare delle vere e proprie autopsie virtuali in 3D. Un lavoro di grande rilievo scientifico, raccontato anche da Super Quark e da Noos (come nel caso della scoperta delle mummie di Roccapelago, nel Frignano modenese).
“Come nasce questa passione? Da bambino ho sempre avuto un’ammirazione per i castelli e loro abitanti, mia madre mi comprava dei libri e io mi perdevo in quelle storie,” ricorda Traversari. Il resto è venuto da sé. Dopo gli studi in Conservazione dei beni culturali a Ravenna – nel primo corso a indirizzo archeologico appena istituito – arrivano gli scavi, da Classe a Ostia Antica. Ma più delle mura e degli oggetti, a interessarlo erano le persone, le tracce delle loro vite, del loro quotidiano. Da lì nasce il passaggio all’antropologia fisica e poi alla bioarchelogia per poi approdare alla paleopatologia, anche grazie al dottorato di ricerca frequentato sempre a Ravenna. “Mi sono avvicinato al Gruppo Italiano di Paleopatologia, accanto a grandissimi studiosi come Gino Fornaciari ed Ezio Fulcheri.” Una comunità ristretta: in Italia i paleopatologi sono poche decine.
Traversari parla spesso di ‘pazienti antichi’. Non è una formula suggestiva: è davvero così che li considera. Perché il metodo, in fondo, ricorda quello medico. “Il dottore chiede: quali sintomi hai? Noi non possiamo farlo. Dobbiamo leggere le risposte in altre cose. Dalle ossa emergono età, sesso, corporatura, alimentazione, lavori svolti, stress fisici, traumi, malattie. Una TAC può raccontare un’esistenza intera. La dentatura può parlare di dieta e igiene non adeguate, di povertà insomma. Forse è per questo che davanti alle prime macchine fotografiche in pochi sorridevano.”
E poi c’è l’aspetto più propriamente di ricerca medica per cui la storia di questi resti mostra ad esempio che le malattie del passato non fossero diverse dalle nostre, semplicemente non c’erano le medicine adeguate. “Il grande discrimine è il tempo: nel Medioevo, ad esempio, si viveva meno e certe patologie non avevano il tempo di manifestarsi. L’osteoartrosi osservata negli scheletri permette di capire cosa può succedere in assenza di trattamenti. Questo aspetto viene molto utilizzato con gli studenti di medicina che oggi difficilmente potrebbero vedere un osso così intaccato dall’osteoartrosi. Lo stesso vale per predisposizioni genetiche o infezioni.”
Accanto alla passione per le persone del passato c’è anche quella per Forlì. “Sono un grande amante della mia città. Non abbiamo un monumento mainstream, ma tante storie interessanti, tanti personaggi che meritano di essere restituiti alla memoria dei forlivesi.” Tra questi, l’interesse di Traversari si è rivolto specialmente ai Santi le cui spoglie sono ancora conservate in città. “Su San Mercuriale abbiamo condotto un’indagine a 360 gradi, arrivando a non escludere una sua origine armena attraverso l’esame del DNA. Abbiamo anche rilevato sulle sue ossa una patina giallastra, che ci ha confermato le cronache del tempo, quando parlavano di alluvioni arrivate in piazza Saffi.”
Altra indagine interessante è quella su San Pellegrino Laziosi (che la tradizione vuole guarito miracolosamente da una cancrena alla gamba poco prima dell’amputazione), sulle cui spoglie si sta cercando di verificare quanto fede e dati scientifici concreti concordino. “La ricerca non entra nel terreno del miracolo, ma prova a comprendere il corpo reale di quelle figure: eventuali infezioni, malattie infiammatorie, condizioni fisiche,” specifica Traversari. Tra le altre figure di interesse c’è il Beato Marcolino, che nel Trecento attirava folle immense, e Barbara Manfredi, sulla cui morte il gruppo di ricerca sta cercando di capire se vi siano tracce di avvelenamento legate a Pino III Ordelaffi, come raccontano gli storici. Una ricerca appassionata e appassionante che restituisce voce alle persone del passato.



















