Marco Santandrea: la Romagna in un minuto

di Serena Onofri, foto Massimo Fiorentini
Trasformare la storia in un racconto moderno
C’è un filo che lega un nonno tappezziere nato nel 1927, le passeggiate tra le vie di Faenza e un format social capace di macinare migliaia di visualizzazioni. Quel filo ha un nome: Marco Santandrea, 30 anni, faentino, laureato in architettura.

C’è chi usa i social per inseguire i trend e chi, come Marco Santandrea, li trasforma in uno strumento di divulgazione storico-culturale.

Scopriamo allora la pagina Torre dell’Orologio e la rubrica La Bella Romagna: un progetto nato per passione, e oggi in piena trasformazione, dove il pubblico si sente coinvolto dalla storia del proprio luogo e anche da quella delle località romagnole più recondite e sconosciute.

D. Da dove nasce l’idea di raccontare la Romagna?

R. “L’amore per la storia locale nasce, quando ero bambino, dalle passeggiate con mio nonno per il centro di Faenza. Mi raccontava la guerra, i cambiamenti della città, gli aneddoti delle vie e delle piazze. Quella è stata la mia prima scuola di divulgazione.

Poi mi è capitato di ascoltare narrazioni di chi aveva attraversato la guerra e i cambiamenti del Novecento. Storie di botteghe, piazze, personaggi e bombardamenti che trasformano Faenza in un libro a cielo aperto. È lì che matura l’idea: custodire e trasmettere la memoria locale.”

D. Come è iniziato il progetto sui social?

R. “Nel 2012 seguivo una pagina Facebook dedicata alla Torre dell’Orologio di Faenza. Commentavo le foto con curiosità storiche, finché l’amministratrice mi ha proposto di gestirla. Da lì ho iniziato a strutturare i contenuti in modo più continuativo.

Nel 2018 poi, su Instagram, l’evoluzione. Serviva un linguaggio più veloce, adatto a video brevi e a un pubblico giovane. Il limite di un minuto è diventato una forza: mi obbliga a essere chiaro, sintetico e coinvolgente.”

D. C’è stato un momento che ha segnato una svolta?

R. “Sì, in particolare con il video su Capannaguzzo, tra febbraio e marzo 2025. Ero a Volterra con il Rione che seguo quando ho visto crescere i numeri in modo incredibile. In un giorno sono arrivati migliaia di nuovi follower. Ho capito che il progetto poteva andare oltre la nicchia.”

D. Come sceglie le storie da raccontare?

R. “Cerco luoghi che abbiano un’anima e un legame con la comunità. Spesso arrivano suggerimenti dai follower: mi scrivono, mi raccontano ricordi di famiglia. Il rapporto con il pubblico è uno degli aspetti più forti del progetto.

Loro mi suggeriscono luoghi, inviano aneddoti, si riconoscono nei racconti. Sono molto appassionati. È una narrazione collettiva, dove la comunità diventa coautrice.”

D. Nel 2024 ha lanciato La Bella Romagna. Cosa cambia?

R. “Ho sentito l’esigenza di allargare lo sguardo. La Romagna non è solo mare: è fatta di borghi, frazioni, campagne, tradizioni e memoria condivisa. Ho un elenco con 250 frazioni ancora da visitare nei prossimi anni. È un lavoro lungo, ma necessario per dare voce anche ai luoghi meno raccontati.”

D. Raccontare un territorio sui social significa semplificare. Come trova l’equilibrio?

R. “Cerco di mantenere leggerezza senza perdere autenticità. L’intrattenimento è la porta d’ingresso, ma dietro c’è studio e si cerca di valorizzare la complessità storica.”

D. Secondo lei, qual è l’aspetto della Romagna più sottovalutato e quello più entusiasmante?

R. “Realizzando i video sulle frazioni mi sono spesso imbattuto nelle piccole località appenniniche, e ho notato una forte differenza tra quelle comprese nella zona Rimini/Cesena e quelle da Cesena,  a Faenza fino a Imola: queste ultime risultano meno valorizzate, meno ‘turistiche’ e forse per questo più autentiche e ancora da esaltare.

Un aspetto entusiasmante è sicuramente tutto ciò che ha un legame con la vita quotidiana delle persone: argomenti come il dialetto, la cucina o episodi legati al vissuto permettono maggiori interazioni e condivisioni da parte del pubblico.”

D. Passione o lavoro?

R. “È nato come passione, oggi sto cercando di renderlo sostenibile. Mi piacerebbe poter continuare a diffondere e divulgare la nostra storia romagnola e oltre.

Sono in contatto con realtà regionali e valuto collaborazioni che possano dare stabilità al progetto e valorizzare il territorio. Per crescere serve anche un supporto organizzato e manageriale.” 

Marco Santandrea: la Romagna in un minuto
In apertura e qui sopra, il faentino Marco Santandrea, gestore del progetto online ‘Torre dell’Orologio’.

Condividi l’articolo: