Matteo Fabbri: narrare la musica

di Serena Onofri, foto Lidia Bagnara
Il podcaster ravennate Matteo Fabbri Dà voce Alla musica
I podcast sono ormai parte della nostra quotidianità: c’è chi li ascolta in macchina, chi mentre passeggia, chi durante l’attività sportiva. E poi c’è chi li crea come mezzo per dare voce alle proprie passioni.

È il caso di Matteo Fabbri, podcaster ravennate che, attraverso il suo progetto Suono Ma Nessuno Apre, racconta la musica con uno stile personale, curioso e ricco di autenticità. Con circa 130 puntate registrate e quasi 100.000 streaming totali (Apple, Spotify, Amazon) ha conquistato anche la terza posizione in classifica nella categoria musica.

Nel suo podcast si alternano pillole sugli artisti, dettagli sulla loro musica e aneddoti personali, offrendo un modo naturale e coinvolgente per conoscere meglio cantanti e gruppi musicali. Con una formazione maturata negli anni di radio, una predisposizione istintiva alla narrazione e un’attenzione particolare al mondo dei giovani, Fabbri ha trasformato il desiderio di condividere storie musicali in un percorso autentico e in continua evoluzione.

D. Come è approdato al mondo dei podcast?

R. “Sono arrivato passando prima dalla radio. Ho cominciato a Radio Italia, poi durante il lockdown ho sentito il bisogno di creare qualcosa di mio. Così nel 2020 è nato Suono Ma Nessuno Apre, un podcast musicale in cui provo a raccontare storie di musica in modo creativo.”

D. Spieghiamo in poche parole che cos’è un podcast…

R. “È più difficile da spiegare che da fare o da ascoltare (Ndr, sorride). Tecnicamente è un contenuto audio a puntate, fruibile on demand su piattaforme digitali come Spotify. Ma a me piace definirlo un mezzo intimo per raccontare storie: una voce che ti accompagna, ovunque tu sia.”

D. Perché proprio la musica?

R. “È la mia passione da sempre. Da bambino passavo ore a guardare i videoclip su MTV. Mi affascinano la storia della musica, gli aneddoti, gli incroci tra band, gli artisti sottovalutati, il motivo per cui un genere nasce in una città e non in un’altra. Sono mondi che non smettono mai di sorprendermi.”

D. Quali sono le sue fonti di ispirazione?

R. “Cerco un approccio radiofonico. Mi ispiro a speaker come Luca De Gennaro di Radio Capital, che ho avuto il piacere di ospitare in due puntate. Mi piace il tono colloquiale, senza tecnicismi esagerati: voglio che chi ascolta si senta come in una chiacchierata tra amici.”

D. Ha intervistato diversi nomi importanti. Quali ricorda?

R. “È una delle cose più stimolanti di questa esperienza. Ho ospitato musicisti come Ivan Cattaneo, Alberto Fortis, Omar Pedrini, Andy dei Bluvertigo e Johnson Righeira; giornalisti come Luca Sofri e Andrea Scanzi; e personaggi come Gene Gnocchi. Ognuno ha portato qualcosa di unico e mi ha insegnato molto.”

D. Formazione: quali corsi ha frequentato e quali invece ha tenuto per insegnare a fare podcast?

R. “Sono un autodidatta: quando ho iniziato, non c’erano molti corsi. Oggi dico sempre che ci sono più podcaster che ascoltatori! Non mi sento un professore, quindi non tengo corsi veri e propri. Preferisco lavorare insieme ai giovani. Ho tenuto incontri all’ITIS Nullo Baldini e alla Officina della Musica di Ravenna. Inoltre, con le biblioteche decentrate della Classense ho scritto e registrato un podcast con ragazzi dai 12 ai 16 anni.”

D. Qual era l’obiettivo iniziale? E come si è evoluto il progetto?

R. “Il mio intento è sempre stato uno: condividere la mia passione per la musica. La cosa più bella è quando qualcuno, anche da un angolo remoto d’Italia, mi scrive per dirmi che gli ho tenuto compagnia o che ha scoperto qualcosa grazie a una puntata. È una gioia enorme, soprattutto perché faccio tutto da solo.”

D. Guardando al futuro: quali progetti ha all’orizzonte?

R. “Sto parlando con alcune case di produzione per collaborare come autore: mi piace usare la voce, ma mi intriga anche scrivere per altri. Inoltre porto in giro alcuni episodi raccontandoli dal vivo grazie a realtà come Jean Music Room o il Comacchio MusicLab. E poi vorrei continuare a lavorare con i giovani: hanno un’energia contagiosa.”

D. Un consiglio a chi vuole iniziare? Può diventare un lavoro?

R. “La cosa bella è che non servono competenze tecniche avanzate: è un mezzo accessibile a tutti. Però il consiglio è uno solo: farlo solo se si ha davvero qualcosa da dire. Non per moda, non perché ‘lo fanno tutti’ e nemmeno per cercare un guadagno che nei podcast è esiguo. L’ascoltatore percepisce subito se manca autenticità. Non esiste un modo giusto o sbagliato per fare un podcast: esiste il tuo.”

Matteo Fabbri: narrare la musica
In queste foto, Matteo Fabbri, ideatore del podcast ‘Suono Ma Nessuno Apre’. Sotto, durante un evento live.
Matteo Fabbri: narrare la musica
Pubblicato su Ravenna IN Magazine 05/25, chiuso per la stampa il 16/12/2025

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