Lorenzo Marconi e i robot in campo

di Cesare Trevisani, foto Elena Morosetti
Integrazione Tra robotica E agronomia
Unimate, il robot meccanico che nel 1961 debuttò alla General Motors, è già in pensione. Ora c’è una nuova generazione di umanoidi dalla capacità dirompente: imparare, non solo ripetere. Potenza dell’intelligenza artificiale applicata ai sistemi fisici.

Tutto ciò è il pane quotidiano di Lorenzo Marconi, riminese e pendolare quotidiano, professore ordinario di Automatica al Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione (DEI) dell’Università di Bologna, dove si è laureato con lode in Ingegneria Informatica nel 1995 e dove svolge attività di ricerca nel campo della robotica e della teoria del controllo.

La maturità di una tecnologia è definita dalla scala TRL (Technology Readiness Level). Dal livello 0 della ricerca teorica fino al 9, ossia un prodotto pienamente disponibile. All’Alma Mater il percorso dalla ricerca al mercato è affrontato in modo integrato: Field Robotics, società e spin-off universitario nell’ambito della robotica per l’agricoltura di cui Marconi è cofondatore e partecipato dal Gruppo Bonfiglioli, ha realizzato Hammerhead, un trattore robotico elettrico e autonomo per l’agricoltura di precisione; è capace di acquisire dati di campo, ottimizzare le colture e ridurre l’uso di sostanze chimiche e l’impatto ambientale.

D. Lorenzo Marconi, perché questa attenzione all’ambito agricolo?

R. “Mi attrae molto la robotica outdoor. In ambiente industriale il robot esegue gesti programmati; all’aperto, invece, deve interpretare il territorio, ricostruire l’ambiente, acquisire e trasmettere dati anche tramite telecamere multispettrali; deve reagire a condizioni climatiche variabili.

Hammerhead è un sistema intelligente. In sintesi, dialoga con l’agricoltore, lo solleva da attività faticose e anche rischiose, compensa una manodopera sempre meno disponibile. Una rivista americana lo ha immaginato al femminile, definendolo ‘She is… Bellissima!’”

D. Pensate anche a frutteti diversi da quelli tradizionali?

R. “L’interazione tra robotica e agronomia conduce a ripensare gli impianti agricoli in una logica robotics-friendly. I frutteti evolvono con alberi a sviluppo verticale e geometrie bidimensionali per rendere il frutto più accessibile.”

D. Con sua moglie Federica ha tre figli: Carlotta è ingegnere energetico a Oslo, Nicola è l’artista di casa, Martina prepara il futuro alle superiori. Consigli ai giovani che sognano la robotica?

R. “Sono fondamentali competenze di base in ingegneria, matematica, fisica e informatica. Accanto, anche umanistiche e giuridiche, oltre alla conoscenza dei contesti normativi. Inoltre, va compreso il problema nel suo insieme, per poi scomporlo in parti gestibili per sviluppare soluzioni efficaci. I giovani riminesi possono contare su un ateneo di alto livello.”

D. Al CES 2026 di Las Vegas le grandi imprese hanno mostrato i muscoli: proposte affascinanti per un mercato valutato in 16,7 miliardi di dollari. I robot puliscono casa, salgono e scendono scale, supportano l’attività sportiva, la camminata degli anziani…

R. “L’integrazione dell’Intelligenza Artificiale supera la logica della semplice ripetitività programmabile. Oggi progettiamo sistemi capaci di adattarsi all’ambiente e di interagire con esseri umani e non umani. Il robot apprende e si adegua al contesto, introducendo inevitabilmente una riflessione etica. Dunque, la sfida è governare questa evoluzione valorizzandone l’utilità concreta in ambiti come la sanità, il controllo del territorio, la sicurezza e, sempre più, la vita quotidiana.”

D. Secondo lei, Lorenzo Marconi, qual è l’ecosistema ideale per favorirne la diffusione?

R. “È un tema cruciale. Questi sistemi si fondano sulla capacità di comunicare: la trasmissione dei dati è centrale, così come la loro sicurezza e riservatezza. Poi ci sono le problematiche legate allo storage e al consumo energetico per raffreddare infrastrutture. Infatti, non a caso, i principali attori globali del settore stanno investendo in capacità e fonti energetiche dedicate. La sostenibilità rappresenta una delle sfide più complesse e decisive.”

D. Chiuda gli occhi e sogni il robot ideale per la sua città.

R. “Lo dedicherei al turismo. Dovrebbe fornire servizi di accoglienza e di divulgazione delle bellezze della città tramite punti informativi robotizzati. Ma anche per il monitoraggio e la sicurezza del territorio, un pattugliamento gentile sugli eventi e sulla nostra spiaggia. Infine, per il decoro urbano.”

D. Spieghi meglio.

R. “In Cina li usano per monitorare il traffico e per la vigilanza urbana: ci sono droni che rilevano infrazioni o congestioni e indirizzano il traffico. Bisogna vincere il timore iniziale: il robot impara in fretta. Pensi a un drone con telecamere termiche per rilevare persone, filtrare le situazioni, valutare i rischi e mantenersi in contatto con le forze dell’ordine. Al CAB di Bologna, con Field Robotics è attivo un progetto di pattugliamento aereo: il drone indirizza il camion ai luoghi di carico e scarico tramite un segnale luminoso, ordina i flussi e li rende più sicuri.”

D. Lei è ambasciatore dell’offerta congressuale riminese e ha ricevuto il premio ‘Rimini Mundi’. Ci sono novità?

R. “Nel 2024 abbiamo ospitato l’European Robotics Forum con oltre mille ospiti. Nel giugno 2028 è stata programmata la European Control Conference. Il ruolo di ambasciatore della mia città mi inorgoglisce molto.”

Lorenzo Marconi e i robot in campo
Qui sopra, Lorenzo Marconi, professore ordinario presso l’Unibo e cofondatore di Field Robotics, spin-off universitario nell’ambito della robotica per l’agricoltura.
Pubblicato su Rimini IN Magazine 01/26, chiuso per la stampa il 27/02/2026

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