Marino Mambelli, Mister Forlipedia

di Dolores Carnemolla, foto Andrea Bonavita
dal basket all’archivio della storia locale
Segna la vita culturale forlivese da decenni, tenendo insieme giornalismo e pallacanestro, architettura e memoria urbana. È Marino Mambelli, fondatore e direttore di Forlipedia: un giornalista con l’occhio dell’archivista, un dirigente sportivo con la sensibilità del ricercatore.

Marino Mambelli è stato allenatore nazionale di pallacanestro, direttore sportivo della Libertas in A2, ancora oggi in palestra con la giovanile dell’Aics basket e insieme membro della Commissione toponomastica della città. Da una parte il parquet e il fischietto, dall’altra il silenzio degli archivi. Il basket, precisa, “è un hobby”. Un hobby lungo una vita, che è anche responsabilità: chi custodisce la memoria e allena i giovani non lavora forse sullo stesso asse? Quello che unisce ciò che è stato a ciò che sarà.

Forlipedia, l’enciclopedia del territorio da lui ideata nel 2014, lo scorso autunno ha superato il milione di letture. “Per un sito locale e solo culturale è un buon traguardo. Ma è ancora poco,” dice Mambelli. “Sono convinto che la cultura diffusa sia la base di una società sana.” Forlipedia è, nelle sue parole, ‘volontariato culturale’: apolitica, senza pubblicità, una redazione piccolissima. “Un dono ai forlivesi.” 

La passione di Mambelli per la storia nasce da un libro, la Guida Raccontata di Forlì di Giuliano Missirini: “Chiunque sfogli quelle pagine non può che innamorarsi di Forlì.” Poi biblioteche, archivi, le collaborazioni con Il Resto del Carlino e Il Messaggero. “La cultura è così: più la frequenti, più la ami. Le ricerche hanno sempre una loro complessità. A volte è fortuna, come trovare inediti insperati in un archivio di famiglia o nell’Archivio Piancastelli, altre volte esperienza e perseveranza non bastano.” È il gusto dell’indagine paziente, della tessera che completa il mosaico. Come quando, leggendo una rivista d’epoca, scoprì che la facciata dell’ex palestra Campostrino era stata disegnata da Enrico Del Debbio, “uno dei più grandi architetti italiani della prima metà del Novecento, il progettista della Farnesina, tanto per capirci.” Solo un accenno di poche parole, sufficiente per aprire una prospettiva nuova.

Tra le passioni di Mambelli, la toponomastica, uno degli strumenti più rivelatori per comprendere l’anima di una città, e infatti le dedica una rubrica centrale su Forlipedia. Molti antichi nomi del centro sono scomparsi, ma nei quartieri esterni ci sono ancora tracce che possono spiegare il passato. “Bruciapecore a Villa Selva, ad esempio, ricorda l’incenerimento seicentesco di animali malati. E via del Farabottolo? Le interpretazioni erano tante, ma nessuna convincente. Un dizionario romagnolo mi ha dato la chiave: ‘fe la botla’ indicava l’innalzare paratie contro l’acqua dello scolo Chiavicone verso il Montone.” 

Partire da un frammento per illuminare un pezzo di storia: questa è la cifra di Forlipedia, dove trovano spazio eroi e gente comune. “Don Pippo che salvò il campanile di San Mercuriale dalle mine tedesche, Tullo Morgagni che ideò il giro d’Italia. Ma anche Alvaro, ragazzo degli anni Quaranta di cui resta solo una caricatura su un giornale goliardico: era così simpatico che nessuno poteva resistergli. Per quel merito Alvaro ha uno spazio anche su Forlipedia.”

Il rapporto con Forlì è affettuoso, maturo. “È una città bella, un po’ chiusa in se stessa. Come i piccoli portoni serrati del centro: quando si aprono, rivelano giardini straordinari,” conclude Mambelli. Qualcuno però resta chiuso: “Mi addolora il destino del Museo Etnografico, immagazzinato e inaccessibile.” L’eredità? “Selezionare con cura uno di quei portoni da aprire.” È una palla a due. Un gesto d’avvio, che mette la memoria nelle mani della città.

Marino Mambelli, Mister Forlipedia
Pubblicato su Forlì IN Magazine 01/26, chiuso per la stampa il 24/03/2026

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