Linda Traversi, scrivere per ragazzi

di Roberta Bezzi, foto Marco Parollo
Finalista al Premio Bancarellino 2026
“La letteratura per ragazzi mi piace perché quel che sembra impossibile a volte diventa possibile. Con il libro La panchina delle cose difficili ho scoperto la bellezza di incontrare i ragazzi nei festival, nelle scuole e nelle biblioteche.”

Con il nuovo romanzo per adolescenti Bianca è cambiata!, Linda Traversi, originaria di Cecina in Toscana ma da anni ravennate d’adozione, è in finale al Premio Bancarellino 2026. Un traguardo importante, dopo aver scritto La panchina delle cose difficili, Esco un attimo e Il riparatore di sogni

D. Com’è iniziata la sua carriera di scrittrice?

R. “Quando ho deciso di scrivere la mia prima storia. Non ho fatto studi letterari né di scrittura creativa, ho soltanto letto molto. Leggo tanto, da sempre, e sono attratta da ogni forma di storytelling, cinema, serie tv, anime, teatro, fotografia, mosaico, pittura, mi interessa davvero tutto, anche le chiacchiere al bar che, qui in Romagna, trovo particolarmente oneste.

Mi piace tantissimo capire come gli altri esseri umani raccontano e accolgono il mondo, mi fa sentire parte di un unico flusso, mi consola e mi risolleva, a volte mi ha proprio salvato. Credo che se in un progetto ti impegni a fondo, alla fine qualcosa succede. Per me è stato così.”

D. Cosa l’ha portata verso la narrativa per ragazzi? 

R. “Non è stata una scelta consapevole. Prima ancora di avere un editore, fantasticavo su Stella, una ragazzina con una malformazione alla mano che poi è diventata la protagonista del mio primo romanzo per Einaudi Ragazzi, La panchina delle cose difficili.

Nel corso della narrazione, sulla panchina si crea uno spazio sicuro in cui spogliarsi dei pregiudizi verso gli altri e verso se stessi, e proprio a Ravenna si è trasformato in un luogo reale. All’ingresso della Sezione Holden della Biblioteca Classense ora esiste questa panchina speciale, dove si può scrivere su un cartoncino la propria ‘cosa difficile’ per appenderla insieme alle altre e rialzarsi un po’ più leggeri. Ecco perché mi piace la letteratura per ragazzi: quel che sembra impossibile a volte diventa possibile.”

D. Dal 2018 a oggi ha scritto quattro romanzi. Quale le ha regalato soddisfazioni?

R. “Sono molto affezionata a La panchina delle cose difficili con cui ho scoperto la bellezza di incontrare i ragazzi nei festival, nelle scuole e nelle biblioteche. Ci tengo particolarmente anche perché è stato il mio primo romanzo a essere tradotto e pubblicato all’estero, con Stary Lev in Ucraina, che adesso ha tanto bisogno di sperare in un futuro migliore.

E poi sono legata all’ultimo, Bianca è cambiata!, che è stato selezionato tra i venti titoli del Progetto Lettura Bancarellino 2026. Non pianificando mai troppo la stesura, ho scoperto anch’io insieme a Bianca, a Nico, al Mostro e agli altri personaggi quel che sarebbe accaduto capitolo dopo capitolo. Rimango immersa nella storia proprio come loro, quindi ci metto sempre un po’ di tempo per uscirne!”

D. Come definirebbe il suo stile di scrittura?

R. “Semplice ma denso. Mia madre è americana, e fin da piccola ho parlato e letto sia in italiano che inglese. In generale l’approccio anglosassone tende a essere più diretto, più scarno, ho la sensazione che sia più aderente al ‘say what you mean’.

Dell’italiano invece adoro la musicalità, quando compongo le frasi me le ripeto in testa per essere sicura di aver colto il ritmo più adatto alla situazione. Credo di aver preso gli aspetti che mi somigliano di più da entrambe le lingue, con periodi brevi e termini di uso quotidiano, che però possono riorganizzarsi in maniera inaspettata.” 

D. Ha degli autori di riferimento? 

R. “Mi piace leggere di tutto. Dipende sempre dalla voce degli autori, i nomi che cito cambiano in base a quello a cui mi sono appassionata di recente. Ho finito da poco The Shining di Stephen King che mi ha causato diverse nottate di incubi. Le schegge di Bret Easton Ellis, terribile e ipnotico.

Poi ho ripreso in mano Matilde di Roald Dahl e Storia di una gabbianella e del gatto le insegnò a volare di Luis Sepùlveda, che mi ha fatto piangere anche stavolta. Ora ho cominciato la saga de L’Amica geniale di Elena Ferrante con imperdonabile ritardo, e la sto adorando.”

D. Qual è il suo rapporto quotidiano con la scrittura? 

R. “Se possibile, cerco di dedicare alla scrittura l’intera giornata. Dipende molto dalla stagione e dal contesto, ma in generale per me funziona stabilire una routine, poi ci sono giorni in cui scrivo pagine e pagine e giorni in cui un singolo paragrafo. Ecco perché trovo importante ritagliarsi il tempo per stare davanti allo schermo anche se la giornata sembra poco produttiva, è comunque un passo in avanti.”  

D. Pensa mai alla possibilità di scrivere un romanzo per adulti?

R. “Certamente! Ho sempre un sacco di idee, di pensieri e preoccupazioni, di entusiasmi, a volte mi dico che ho iniziato a scrivere per mettere ordine nel caos in cui mi muovo di continuo. Ultimamente immagino come potrebbero crescere i personaggi che ho raccontato adolescenti… chissà quali storie verranno a trovarmi da qui a qualche anno. Sono molto curiosa di scoprirlo.” 

D. Sta lavorando a un nuovo libro?

R. “In realtà ho appena terminato un nuovo romanzo, sto raccogliendo il materiale per il prossimo. È sempre spaventoso cominciare, ma allo stesso tempo non vedo l’ora!”

Pubblicato su Ravenna IN Magazine 01/26, chiuso per la stampa il 24/03/2026

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