Forse la motivazione di Ivano Mazzani la troviamo nella presentazione dell’ultimo programma, già in corso, che terminerà in giugno. I sabati al cortile, dialoghi d’arte, creatività e pensieri per arricchire la vita. Ecco alcuni titoli degli appuntamenti: ‘Fisioterapia dell’anima’, ‘A Ravenna la stampa è libera?’, ‘I migliori peggiori film’, ‘Gli archivi fotografici per la tutela del patrimonio storico, ambientale e artistico’. Come si intuisce, il programma affronta argomenti vari che, nel loro insieme, danno una visione ricca e dettagliata della realtà culturale della città.
Ma chi è Ivano Mazzani? Lui si racconta partendo dagli anni delle sue prime esperienze nel Sud America, stimolate dalla conoscenza del mondo culturale conosciuto attraverso autori come Borges, Gabriel Garcìa Márquez. Là ha vissuto nelle favelas. E ha visto da vicino la realtà di un mondo povero e disagiato con bambini che vivevano di stenti e miseria.
D. Come hanno contribuito queste esperienze alla sua formazione?
R. “Certamente hanno influenzato la mia crescita umana e professionale. Hanno aumentato la mia attenzione ai problemi dei giovani e arricchito il mio lavoro di educatore che svolgo da tanti anni. Dopo la laurea in Scienze dell’Educazione, sono infatti diventato educatore professionale per la cooperativa Progetto Crescita. Qui mi relaziono con ragazzi che presentano varie difficoltà di apprendimento e di comportamento.”
D. Ogni anno lei pensa a temi nuovi da affrontare, poi inizia la ricerca di coloro che possono svilupparli e i luoghi destinati agli incontri…
R. “Sì. Per l’edizione 2026 ho scelto il Cortile dell’Associazione Enogastronomica in via Paolo Costa, mentre negli anni precedenti a ospitare gli incontri sono stati il Tribeca, la Biblioteca Classense. Moog Grinder, Scattisparsi, il quartiere Sant’Agata, la Rocca Brancaleone. Quest’ultima grazie al patrocinio dell’assessore alla Cultura Fabio Sbaraglia, che ringrazio. Le mie rassegne sono quindi tendenzialmente diffuse in città e nel territorio.”
D. Cosa l’ha portata a una scelta tanto impegnativa che richiede sostegni, oltre a un lavoro di ricerca, ogni volta, di personaggi?
R. “Senza dubbio il mio amore per la cultura: per me è sempre molto interessante condividere con gli altri, con il pubblico che interviene, in spazi aperti, luoghi che non sempre sono codificati come specifici per fare cultura, percorsi di personaggi più o meno noti e argomenti non sempre affrontati che trovano nei nostri incontri nuove interpretazioni.”
D. Per lei è sempre doveroso ricordare che Ravenna ha una ricca e variegata offerta culturale grazie a presentazioni di libri, teatro, musica…
R. “La mia idea è quella di avere un luogo non istituzionale, aperto, di confronto, dove la cultura dialoga con la cultura ufficiale e con i cittadini. Sono momenti di socializzazione fondamentali con cui si può aggiungere qualcosa di prezioso.”
D. A partire dalle sue esperienze, può spiegare meglio cosa intende per ‘fare cultura’?
R. “Dare l’opportunità a tutti, anche se di diversa provenienza scolastica, di essere coinvolti in conversazioni su argomenti vari e differenti o semplicemente di ascoltare e allargare le proprie conoscenze. Per questo, durante gli incontri, non intervengo dando giudizi personali ma faccio in modo che ciascuno possa esprimere o elaborare un proprio giudizio indipendente. L’obiettivo è sempre quello di fare una rassegna in grado di mescolare i linguaggi e i generi.”
D. Gli incontri da lei organizzati sono iniziati nel 2007. Il primo ospite è stato Marco Martinelli del Teatro delle Albe. Come nasce ogni anno il programma della rassegna?
R. “Penso prima di tutto alle persone da invitare, poi le incontro e insieme costruiamo i vari interventi. ‘Un rapporto con la città in forma nomade’ è la mia definizione a questo mio programma dove si incontrano arte, teatro, giornalismo, letteratura, un modo di facile accesso e gratuito per ascoltare personaggi che ‘producono’ cultura. Ogni volta mi colpisce la varietà del pubblico che interviene: giovani e meno giovani, persone presenti nei vari incontri culturali che la città offre, persone che vengono anche da zone periferiche attratte dal programma che viene pubblicizzato dalla stampa locale.”

















