Danny Cirella coach dell’anno

di Serena Onofri
PROFESSIONE BEACH TENNIS: DA RAVENNA AL BRASILE
“La gioia più grande? Diventare il primo coach della storia ad avere un atleta numero uno nel ranking mondiale. Mi sono trasferito in Brasile per cogliere un’opportunità”.

Dal litorale romagnolo alle spiagge brasiliane, il percorso di Danny Cirella è una storia di passione, intuizione e coraggio. Nato e cresciuto a Ravenna, ha trasformato un amore giovanile per lo sport in una carriera internazionale nel beach tennis, fino ad allenare alcuni dei migliori giocatori al mondo. 

D. Come è cominciato il suo percorso nel beach tennis?

R. “Il beach tennis è nato a Ravenna, per la precisione nelle spiagge di Marina di Ravenna, e questo mi ha permesso di conoscerlo fin da bambino. Mio padre mi comprò la prima racchetta a 13 anni. Si giocava solo in estate in quanto non esistevano strutture indoor per continuare l’attività in inverno. Il mio primo torneo l’ho fatto a 16 anni, quando ricevetti l’invito a partecipare ai campionati italiani under 18 da una leggenda di questo sport, Marco Garavini. Vincemmo. Lì nacque la scintilla.”

D. La difficoltà più grande agli inizi della sua carriera?

R. “Sicuramente la mancanza di uno ‘storico’ dietro questo sport, perché non esistevano scuole e allenatori per poter apprendere. Quindi decisi di mettere tutte le mie competenze ed energie nella creazione di uno stile di gioco per dare alle persone quello che avrei voluto per me.”

D. La soddisfazione più bella?

R. “Dal 2012 seguo giocatori del circuito professionale e ho vissuto tantissime emozioni: vincere quattro titoli mondiali è stato incredibile. La gioia più grande è arrivata con la realizzazione del sogno di diventare il primo coach della storia ad avere un atleta numero uno del ranking mondiale, essere il primo in assoluto ad aver vinto il titolo di ‘coach dell’anno’ nel 2025 e allenare contemporaneamente la coppia numero uno maschile e le due coppie numero uno femminile.”

D. Quando ha deciso di fare il salto e partire per il Brasile, cosa l’ha spinta davvero?

R. “Per una serie di eventi che si intrecciano tra loro. Il beach tennis in Brasile è esploso dopo la pandemia del Covid. Stessa cosa è successa in Italia con il padel, ma con una differenza: il Brasile è grande come l’Europa. Lì ho ricevuto sempre più inviti per eventi e grandi tornei. All’inizio del 2022 decisi di provare a stare un mese in Brasile e già percepivo il potenziale, quindi decisi di partire.”

D. Arrivare in Brasile non è stato semplice: come sono stati i primi mesi?

R. “Ricordo che arrivai là sapendo solo due parole: ‘obrigado’ (grazie) e ‘saudade’ (nostalgia). Quando decisi di trasferirmi stabilmente, alcuni giocatori scelsero di seguirmi e questo rese l’apprendimento della lingua più semplice. Inoltre il popolo brasiliano è estremamente accogliente e non giudicante verso chi arriva: questo ha reso tutto più facile.”

D. Quali sono i campioni che ha allenato? Erano già campioni o aspiranti tali?

R. “Nel corso degli ultimi 14 anni ho allenato davvero tanti atleti, alcuni già affermati e altri all’inizio del loro percorso. Tra quelli che ricordo con più affetto c’è Alessandro Calbucci, con cui ho lavorato agli inizi della mia carriera. È stata un’esperienza fondamentale: lui era già un giocatore di vertice e più grande di me, e mi ha dato una fiducia enorme.

Dopo un 2013 incredibile, in cui vincemmo praticamente tutto, decidemmo di interrompere la collaborazione. Sentivo che fosse il momento di iniziare un nuovo percorso, lavorando con giovani atleti. Sono arrivati giocatori come Ninny Valentini e Tommaso Giovannini, che nel corso degli anni sono riusciti a diventare numeri uno al mondo. Nel 2018 ho iniziato a lavorare con Mattia Spoto, anche lui arrivato in vetta al ranking mondiale.

Negli ultimi anni ho allenato atleti di altissimo livello internazionale come Nicolas Gianotti, Sophia Chow, Vitória Marchezini e Giulia Gasparri, tutti arrivati al numero uno del mondo. Questo è ciò che mi rende più orgoglioso: aver contribuito alla crescita di atleti sia già affermati sia completamente emergenti.”

D. Qual è la filosofia che trasmette ai suoi atleti ogni giorno?

R. “Attualmente seguo nove atleti tra uomini e donne ogni giorno, e la sfida più grande è gestire personalità molto diverse tra loro, considerando anche che spesso sono avversari diretti. Il mio ruolo va oltre quello di allenatore: per molti di loro sono una figura di riferimento, una via di mezzo tra un padre e un migliore amico, soprattutto perché vivono lontani dalle loro famiglie.” 

D. Che consiglio darebbe a un ragazzo che parte da zero?

R. “La prima cosa è identificare chiaramente i propri obiettivi. Senza una direzione precisa è difficile costruire qualcosa di concreto. Subito dopo bisogna capire davvero se si hanno le capacità e la determinazione necessarie per raggiungere quel traguardo.”

D. Le manca la Romagna?

R. “Casa è sempre casa, ed è una verità semplice ma assoluta. Una cosa è certa: i cappelletti al ragù della Romagna mancano tantissimo… e non solo a me, ma anche a molti brasiliani che hanno avuto la fortuna di provarli!”

Danny Cirella coach dell'anno
Pubblicato su Ravenna IN Magazine 02/26, chiuso per la stampa il 25/05/2026

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