Si tratta di Radici Urbane, un progetto che ha saputo trasformare un passato di illegalità in un presente fatto di agricoltura sostenibile, dove fioriscono incontri, comunità e bellezza. Frutto della riqualificazione di un terreno confiscato per usura alla fine degli anni Novanta, noto come ‘Ex Limonetti’.
Oggi questi 6 ettari di terreno restituiti alla collettività ospitano un grande orto giardino, in cui è possibile fare richiesta per coltivare il proprio orticello. Ma anche laboratori, percorsi didattici ed eventi in collaborazione con diverse realtà locali.
“Ci sono voluti anni affinché il Comune ne ottenesse la titolarità e potesse affidarlo in concessione a una cooperativa sociale,” spiega Alice Cubeddu, tra i responsabili del progetto e direttrice di produzione della cooperativa sociale For.B, che si occupa di favorire l’inclusione lavorativa delle persone svantaggiate. “Nei primi anni 2000 questo posto era una discarica abusiva. C’era di tutto. Frigoriferi, lavatrici… era un’area degradata e occupata abusivamente.”
Dopo la nascita di For.B nel 2015 e una complessa operazione di bonifica e ripristino della legalità, l’obiettivo è diventato chiaro. “Trasformare questo luogo legato alla criminalità organizzata in un posto bello, dove le persone possono stare bene, divertirsi, godere della natura. Un ‘polmone verde’ per la comunità, essendo vicinissimo al centro e raggiungibile a piedi o in bici, e fare agricoltura sostenibile, biologica e rigenerativa. Abbiamo analizzato il terreno per escludere contaminazioni dai rifiuti e, fortunatamente, era pulito.”
Oggi la gestione di Radici Urbane è affidata a un’ATS ‘Terra Libera e Solidale’, con For.B nel ruolo di capofila in sinergia con partner e associazioni locali come Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, Circolo Legambiente Forlì-Cesena APS, Fondazione Buon Pastore – Caritas Forlì, Superpartes ODV Associazione di Volontariato civile, Associazione Viaterrea, Associazione Mazziniana, sezione Giordano Bruno di Forlì Condotta Slow Food di Forlì Alto Appennino Forlivese.
Negli anni, il percorso non è stato privo di ostacoli: l’alluvione ha colpito duramente l’area, sommergendo i campi e distruggendo i raccolti. Nonostante il disastro, Alice sottolinea un risvolto inaspettato: “Paradossalmente, il fango si è rivelato un valore aggiunto. I campionamenti hanno confermato l’assenza di inquinanti e il terreno si è nutrito tantissimo.”
Radici Urbane unisce persone di tutte le età e background, con un forte ritorno dei giovani verso la terra. “Al momento abbiamo circa venti orti affidati. Il target è mediamente giovane: abbiamo un professore di ingegneria aerospaziale, uno chef di sushi, professionisti che sentono il bisogno di staccare dai social e dalla città, pur restando in città,” racconta Alice. “Abbiamo poi avviato una collaborazione con l’associazione Radicamenti: una coppia, Noemi e Francesco, che ha deciso di votare la loro vita allo studio e all’implicazione dell’agricoltura rigenerativa e della permacultura. A loro abbiamo affidato 300 mq di terreno e la serra, in cui coltivano un’agriforesta.”
Il progetto si sostiene grazie agli sforzi di For.B, e alle varie attività di fundraising portate avanti dai vari partner. “È quasi del tutto ‘volontariato estremo’, per creare un luogo che puntasse sulla qualità della vita, creando comunità.”
Per chi volesse avvicinarsi a Radici Urbane, le porte sono sempre aperte: è possibile prendere in affidamento un orto (con acqua di pozzo e terreno pronto), fare volontariato o partecipare ai numerosi eventi in programma, realizzati in collaborazione con il collettivo Monnalisa. Tra i prossimi appuntamenti spiccano i corsi di orticoltura rigenerativa, i laboratori di ecoprinting, la partecipazione a Zardèn e l’ospitalità dello Slow Fest.
La loro unica regola ferrea? “Solo agricoltura biologica, niente chimica. C’è molta consapevolezza sull’impatto ambientale. Anche chi non ha competenze può venire: diventi un volontario e ti diamo le prime nozioni. C’è sempre bisogno di una mano!”



















