Giorgia Severi, indagine ecologica

di Aldo Savini, foto Lidia Bagnara
LE OPERE sul rapporto tra uomo e natura
“Sono un’artista italiana, nata in Romagna. Ho studiato restauro del mosaico a Ravenna e successivamente all’Accademia di Belle Arti sempre nell’ex capitale bizantina. Nella mia ricerca artistica mi occupo di paesaggio, ambiente, ecologia e problematiche ambientali.”

Così si presenta Giorgia Severi nel suo studio annesso all’abitazione in località Borgo Pasini di Cannuzzo nell’aperta campagna ravennate. Ha girato il mondo per un’innata predisposizione a una sorta di nomadismo interiore alla ricerca di quei paesaggi che chiama ‘paesaggi fantasma’. Luoghi che stanno subendo il cambiamento climatico, l’avvento del turismo di massa, l’aggressione da parte delle lobby del legname e delle compagnie minerarie.

Sono paesaggi che sono stati o stanno per essere danneggiati, cancellati e sostituiti dal cambiamento climatico, dalla cementificazione, dall’agricoltura intensiva e dal disboscamento. E con loro se ne va anche il paesaggio culturale, aspetto molto importante nel lavoro di Giorgia. 

L’Australia è stato un capitolo importante della sua vita. Dal 2014 al 2017 ha vissuto là dove è nato il grande lavoro presentato alla 56a Biennale di Venezia nel 2015, quando aveva circa 30 anni. Per il progetto Country ha collaborato con ben 48 artiste e artisti aborigeni e centri d’arte da diverse parti dell’Australia. Insieme hanno realizzato un lavoro che, attraverso installazioni e pittura, parlava di territorio, natura, cultura e paesaggio politico.

Per prendersi cura di questioni familiari è tornata in Romagna senza sapere per quanto tempo sarebbe potuta rimanere. Ha trovato un terreno di qualche ettaro annesso al casolare che stava ristrutturando con la famiglia. Ha iniziato a coltivarlo producendo erbe, ortaggi e farina per i ristoratori locali inaugurando un progetto che indaga il rapporto uomo-natura denominato Cultura Coltura, dedicato a Joseph Beuys. Un progetto poi diventato un’azienda agricola biologica certificata. Un vero atelier en plein air ove sperimentare l’interesse per la botanica, gli elementi naturali, le piante. Il suolo, l’agricoltura e i problemi legati al cambiamento climatico.

Le basta uscire dalla porta dello studio per fare ricerca sul suolo, le piante e realizzare opere che parlano di questo rapporto con la terra. Come di solito fa in giro per il mondo, unendo come dicevano Beuys e Baruchello, ‘arte e agricoltura’. 

La sua pratica artistica è molto conosciuta per le opere realizzate a frottage, tecnica che consiste nello sfregare una matita, un pastello o un carboncino su un foglio di carta appoggiato a una superficie rugosa o in rilievo, come la corteccia delle piante, per trasferire la texture del materiale sottostante su un supporto creando trame inaspettate. Qui riemerge la sua formazione sul restauro e il mosaico, di cui ricorda i cari maestri e ora amici Felice Nittolo, Paolo Racagni, Giuliano Babini e Marco de Luca. Mosaicisti del gruppo che hanno riscritto la storia del mosaico dal secondo dopoguerra a oggi.

Per non citare la teoria del restauro di Cesare Brandi per il quale il restauro doveva essere riconoscibile, removibile e non doveva in qualche modo imitare l’opera che si andava a restaurare. Quindi non doveva creare un falso storico, tantomeno stilistico. Dice infatti Giorgia Severi: “Da queste regole ho interiorizzato un atteggiamento ecologico, di grande rispetto e cura nei confronti del soggetto su cui intervenire. Cosicché le tecniche apprese durante gli studi del restauro diventano per me un modo per leggere il presente. Cioè quelle tecniche di calco e ricalco delle superfici musive, che in cantiere di restauro si utilizzavano e si utilizzano tuttora, mi servono oggi per testimoniare l’esistenza di specie endemiche o a rischio estinzione. Così come il movimento dei ghiacciai sulle pareti rocciose. Ma anche di oggetti che hanno a che fare con il territorio e la storia delle persone.

Questo infinito archivio di frammenti di stratificazioni è il mio modo di fotografare la realtà che se ne sta andando. Come se fosse un fermo tempo. Dalle pareti dei ghiacciai sono passata al nostro paesaggio locale, con i pini da pinolo ormai spariti. Un tempo parte dell’economia del territorio, ora relitti di un paesaggio culturale che non c’è più.”

Dal calco, ricalco e stampo delle cortecce di alcuni esemplari di Pinus Pinea di Cervia sono nate le recenti sculture in ceramica realizzate con argilla italiana. Così come per il progetto Macaronesia, dal 2021 al 2023, ha utilizzato argilla locale per la realizzazione di opere sulle isole Canarie e Madeira. Pertanto, il lavoro di Giorgia Severi parla sempre di sostenibilità, di tutela, di salvaguardia e di cura. Ma anche di azione preventiva e di educazione rispetto a come comportarsi in un certo luogo, convinta che l’arte responsabilmente debba avere un ruolo prima di tutto sociale.

Giorgia Severi, indagine ecologica
Qui sopra, l’artista Giorgia Severi. Sotto, un’opera del progetto ‘Loosing landscapes. At Sunset’. In apertura, due opere della serie ‘Climate Change’.
Giorgia Severi, indagine ecologica
Pubblicato su Ravenna IN Magazine 01/26, chiuso per la stampa il 24/03/2026

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