STH Scuba Treasure Hunters: cercatori di tesori

di Roberta Bezzi, foto Brando Tuberosa
Immergersi per esplorare, conoscere e divulgare
“Why not? Perché no?” Questo è il motto che racchiude l’idea dell’esplorazione e dell’andare oltre, nel rispetto delle proprie capacità e della natura, del team STH Scuba Treasure Hunters, formato da 12 subacquei professionisti ed esperti istruttori in gran parte formatisi alla scuola Subnautilus di Lugo. “Non cerchiamo prettamente tesori ma ci piace portare alla luce meraviglie da posti difficili da raggiungere.”

L’obiettivo delle spedizioni del team STH Scuba Treasure Hunters è sempre quello di immergersi per esplorare, conoscere e divulgare. E poi di riemergere lasciando gli spazi naturali in uno stato migliore rispetto a come li si è trovati. 

L’ultima ‘missione’ in ordine di tempo si è svolta dall’11 al 13 luglio. Otto membri del gruppo sono saliti a 1.739 metri di quota, nel Canton Ticino in Svizzera. Si sono immersi nelle acque profonde e gelide del lago di Tomeo, che presenta pareti rocciose e alberi sommersi. “Tra le difficoltà più grosse quella di trasportare con elitrasporto tutte le attrezzature necessarie fino al campo base,” racconta Davide Bubani, autore tra l’altro del libro Tomek Mackiewitz. Il sognatore ribelle (Alpine Studio, 2019). Insieme a lui nel team Filippo Balsamo, Brando Tuberosa, Michele La Rosa e Mirco Zanotti. Oltre agli aiuti a terra Marika Bacchini, Federica Berti e Gastone Ferrarese.

“La progettazione della spedizione è stata complessa per la necessità di incastrare logistica, orari e operazioni varie. Durante le immersioni, circa due a testa, abbiamo raggiunto il punto più profondo del lago, circa 35 metri. La visibilità era piuttosto scarsa, esplorando inoltre diverse parti del fondale e le pareti rocciose. A rimanerci più impresse sono state le suggestioni del paesaggio, la profondità del lago e la difficoltà nel raggiungerlo. Dato che senza l’aiuto di un elicottero è impensabile fare spedizioni.” 

Lo scorso 2 aprile, invece, i sub romagnoli sono rimasti più vicini a casa, immergendosi per la prima volta nell’ex bacino Gattelli, sino ad allora inesplorato. La spedizione, organizzata nell’ambito delle attività legate al progetto di risanamento ambientale dell’area, ha permesso di raccogliere dati utili sia in vista della futura valorizzazione del sito, sia per incrementare il materiale didattico fornito dalle guide che accompagneranno gruppi e scolaresche.

A entrare in acqua sono stati, oltre a Bubani, Andrea Masironi, La Rosa e Balsamo. Con l’aiuto a terra di Loris Malavolti e Massimo Lodolini, che hanno operato dopo aver ottenuto le autorizzazioni del Comune di Lugo e del Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale. “È un bacino lacustre di circa 350 metri di diametro,” spiega Bubani. “Quindi una zona acquatica molto grande che fino a cinquant’anni fa ospitava una cava di estrazione dell’argilla, dove furono rinvenuti reperti neolitici di una civiltà risalente al 4.500 a.C. All’abbandono della cava, la natura ha preso il sopravvento e la falda acquifera ha riempito il bacino.

Durante le immersioni, la visibilità era praticamente azzerata. Se mettevamo la mano con il guanto davanti alla maschera, facevamo fatica a vederla, per cui era impensabile vedere i compagni. Senza farsi intimorire e con la dovuta prudenza, ci siamo spinti al centro del lago. Abbiamo eseguito un’immersione dalla superficie dell’acqua fino al fondo pari a 9-10 metri al massimo.” 

Di grande fascino è stata poi la prima spedizione di quest’anno, il 7 e 8 marzo, al lago ghiacciato d’Artemoia. Fino a 2.500 metri d’altezza, nel cuore del massiccio del Catinaccio, appartenente al gruppo delle Dolomiti in Trentino, che ha riservato una scoperta finale. Qui i sub hanno fatto il pieno di emozioni, tra brividi di paura e sorprese. Dopo la paura di essere travolti da una valanga, la fatica di un percorso durato il doppio del previsto, è arrivato un ‘imprevisto’ finale che ha impedito l’immersione. Il lago è prosciugato d’inverno.

“Dopo aver scavato un buco sotto la neve nel punto di più profondo del lago, individuato in base a cartine geografiche e rilievi Gps, increduli ci siamo accorti di aver toccato il fondo del lago d’Artemoia. Una scoperta vera e propria se si considera che, finora, si era sempre parlato di un lago ghiacciato e mai di un lago ‘effimero’ che si prosciuga lasciando in inverno solo 50 cm di ghiaccio”, racconta Andrea Masironi, accompagnato da Bubani e La Rosa, con l’aiuto a terra di Fabio Stefanacci. Gli escursionisti hanno comunque prelavato un campione del fondale tramite provette monouso sigillate, per consegnarle a chi vorrà analizzarle. Anche le prossime spedizioni avranno come fil rouge posti difficili da raggiungere.

“Il nostro team è sempre più affiatato,” conclude Bubani. “Abbiamo progetti interessanti anche per l’autunno-inverno e, per l’estate 2027, laghi alpini dove ancora nessuno è stato.”

STH Scuba Treasure Hunters: cercatori di tesori
Pubblicato su Ravenna IN Magazine 03/26, chiuso per la stampa il 28/07/2026

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