La passione di Nicolas Brunetti – 35 anni, cesenate – per il fotogiornalismo è nata così, in viaggio. Dopo un passato stabile da contabile che gli stava stretto, ha lasciato tutto, senza il cosiddetto ‘piano b’.
“Dopo sette anni trascorsi davanti ai numeri, seduto a una scrivania, qualcosa si è rotto e avevo bisogno di cambiare vita. Anche se nessuno attorno a me sembrava capirlo, famiglia compresa,” dice. All’orizzonte, in quel momento, non c’era nulla. “Eppure da quel viaggio in Nepal ho capito la mia strada. Mi sono detto: devi provare!”
Ma come fare il salto da (classico) fotografo di viaggi a fotogiornalista? “Ho iniziato a studiare,” spiega Nicolas Brunetti. “A chiedere consiglio a professionisti. A condividere la mia passione con fotografi documentaristi. Mi interessavano i reportage, così ho deciso di partecipare a una masterclass a Bologna con Fulvio Bugani.
Ho continuato a studiare e a sperimentare. Con il fotografo Federico Borella ho fatto un workshop e un percorso ‘one to one’ durato due anni. Ho vinto il Master di Fotografia documentaria a Milano con Antonio Faccilongo, grande professionista che ha vinto il World Press Photo nel 2021. E nei prossimi mesi partirò con lui per un importante progetto come suo assistente.”
Nel tempo, il suo linguaggio fotografico è cambiato. “Ho sempre preferito una modalità di racconto lenta. Non strettamente legata ai fatti di cronaca, dove invece si gioca tutto in un attimo, come accade nei reportage di guerra.
Da un passato troppo didascalico e timido nel raccontare, oggi cerco di entrare il più possibile in intimità con chi intervisto, fino a sapere tutto di loro, a conoscere la famiglia. A calpestare lo stesso campo da calcio, a condividere la quotidianità,” prosegue Nicolas Brunetti. “Mi interessa realizzare reportage che indagano aspetti sociali e ambientali,” racconta, “e per farlo cerco di fondermi con le loro vite, fino a ritrarre lo sguardo più vero, senza filtri.”
Il risultato è un racconto autentico per immagini, e per testi, che arricchiscono le corpose e dettagliate didascalie. “Parto con un’idea che quasi sempre poi stravolgo,” ammette. “E non torno a casa finché non sento di aver raccontato ogni aspetto di quella storia.” Così sono nati i primi progetti pubblicati, fra questi Inshallah, che porterà in mostra a Cesena.
Inshallah, parola che in arabo significa ‘se Dio vuole’, esprime la speranza di un credente per un evento futuro. Ambientato a Ceuta, in Spagna, il progetto sarà in mostra dal 6 settembre al 19 ottobre alla Galleria Pescheria di Cesena, in collaborazione con il Comune di Cesena e a cura di Lara Gaeta.
Verrà inaugurato con la presenza del fotografo Antonio Faccilongo e di alcuni ragazzi ritratti che porteranno la loro testimonianza. Inshallah è nato durante un viaggio durato oltre quattro mesi, dal quale sono state selezionate le 30 fotografie che vedremo in Galleria.
I guardiani della montagna è invece un altro progetto scattato in Colombia, nel paesino El Cocuy, ai piedi della Sierra Nevada, circondato dall’imponente cordigliera andina e dai ghiacciai. “Solitamente i turisti restano pochi giorni per fare trekking, io sono rimasto un mese perché volevo conoscere a fondo gli abitanti, che hanno tutti oltre 70 anni. Ho raccontato le loro storie attraverso ritratti, mettendo in evidenza i loro visi sui muri color pastello. Per dare voce a un popolo che, in silenzio, si spegne.”
Ma Nicolas Brunetti non si ferma. “Sono stato selezionato fra i 100 fortunati al mondo che potranno partecipare al prestigioso The Eddie Adams Workshop di New York. Ai giovani colleghi dico: non abbiate paura di seguire l’istinto e rincorrere i vostri sogni!”