Vino rosso riminese

di Stefano Bonini, foto Riccardo Gallini
Il vino come ambasciatore e identità di un territorio
Non è certamente una novità, neanche per i colli riminesi, che il vino con la sua storia e il suo messaggio di condivisione possa svolgere il gradito (e oneroso) ruolo di ambasciatore di un territorio. Lo dicono ricerche, studi e analisi a livello nazionale e internazionale, e ce lo conferma localmente la recente esperienza di successo della Rebola.

L’enogastronomia spinge milioni di turisti a muoversi, stranieri soprattutto, e per le aziende vitivinicole le visite in vigna, in cantina e i wine tasting sono sempre più un solido supporto economico a completamento del reddito d’impresa.

E così, sulle colline riminesi, i protagonisti del progetto Rebola stanno lavorando su un’altra idea, nuova ma simile, legata questa volta al vino rosso. Un progetto dalle radici solide e dallo sguardo alto che ci illustra proprio Sandro Santini, presidente del consorzio Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli di Rimini e ‘sobillatore’ delle numerose anime della Strada.

“È assolutamente vero che stiamo lavorando a un nuovo progetto rossista,” esordisce il presidente, “che seguirà nella sua traiettoria quanto fatto con la Rebola, un prodotto che ci sta dando grandi soddisfazioni, nonostante le ridotte risorse economico-finanziarie che abbiamo potuto investirci.

D’altra parte, ci ha aiutato a definire un percorso che ci sta portando a guardare all’anima più autentica di questo territorio, e ai suoi vini rossi.” Vini che sono certo il Sangiovese, ma anche quelli più internazionali, come il Cabernet Sauvignon, il Merlot e lo Syrah.

“è stato davvero bello,” continua Santini, “vedere che, quando ci siamo seduti attorno al tavolo per ragionare su questo nuovo progetto rossista, c’è stata subito grande unità e un’unanime visione tra i produttori coinvolti (al momento gli stessi 16 del progetto Rebola). Soprattutto è emersa la volontà di continuare a raccontare il nostro territorio attraverso il vino, come e più di quanto fatto egregiamente fino ad ora con la Rebola.”

Quella Rebola che alla sua prima annualità sta in effetti andando molto bene sia dal lato vendite – tanto che i 16 produttori stanno lavorando per ampliare la produzione e puntare così alle 100.000 bottiglie – che dal lato di valorizzazione territoriale, aiutando le aziende vitivinicole nell’operazione di riposizionamento del vino riminese sul mercato enologico.

Del resto il fil rouge del progetto era quello di aiutare a cambiare la percezione di tutti i vini della DOC Colli di Rimini da parte dei consumatori.

Parte dunque un nuovo racconto che ha in sé il proposito di sostenere ulteriormente l’enologia e il territorio locale, mettendo questa volta al centro il vino rosso.

“La discussione è ancora aperta ma all’orizzonte si profila qualcosa di molto interessante,” ci confida Sandro Santini. “Stiamo lavorando per arrivare a un vino che sarà un Rosso Rimini dal taglio bordolese, dunque di spirito più internazionale, su cui abbiamo un accordo con i produttori già uniti dal progetto Rebola. Siamo però fiduciosi che se ne aggiungeranno altri, visto che sono circa una trentina quelli che fanno vini rossi nella nostra zona.”

In questa traccia rossista è di fondamentale supporto la recente conquista della provincia di Rimini a livello enologico: ovvero il riconoscimento delle sottozone per il Sangiovese di Romagna che potrà fregiarsi della nuova zonazione con Coriano, San Clemente e Verucchio, ognuna con le proprie caratteristiche identificative, vera ricchezza dei vini locali.

Ma anche il rinnovato disciplinare potrà contribuire, visto che la DOC cambierà proprio il suo nome da “Colli di Rimini” a “Rimini”… più semplice e immediato.

Ecco allora la decisione di puntare sul Rosso Rimini con il desiderio di costruire un vino più internazionale (pur con l’innesto sangiovesiano) che, come nel caso della Rebola, lascerà comunque il giusto spazio alle singole interpretazioni.

Del resto il disciplinare afferma che il Rosso Rimini (realizzabile anche nella tipologia riserva) può essere composto da Sangiovese (minimo 30%, massimo 90%); Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah (da 0 a 60%) e che possono concorrere alla sua produzione (da soli o congiuntamente) i vitigni Alicante, Montepulciano, Petit Verdot e Rebo (fino a un massimo del 10%).

“Avremo piacevoli sorprese da questo vino,” prosegue Sandro, “perché proprio la presenza del Sangiovese ci consentirà di lavorare su un vino identitario che, pur nel suo stile internazionale, faccia sintesi tra la terra e il mare e sia in grado di valorizzare il più possibile le caratteristiche di queste colline, e che possa accompagnarsi con la cucina più tipicamente riminese esaltandosi attraverso i cru e le articolazioni organolettiche legate alle nuove sottozone sangiovesiane.”

Restiamo dunque in trepidante attesa di questo nuovo vino che ragionevolmente potrebbe arrivare sul mercato a inizio 2024 ma che, in virtù della voglia dei viticoltori riminesi di sfidare nuovamente il mercato enologico nazionale con qualcosa che possa aggiornare il racconto di questa terra, potrebbe regalarci qualche anticipazione già nel 2023.

Sopra Sandro Santini, Presidente della Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli di Rimini. Seguono le uve e i vigneti riminesi.

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